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Incomprensibile tutta la gioia espressa per il semplice ripristino di un diritto vergognosamente tolto ai lavoratori, i quali, al netto delle decisioni prese, ci hanno comunque rimesso

ROMA – Il comunicato è roboante. Annuncia una vittoria completa ed è firmato dal segretario della Cisl, comparto scuola, Francesco Scrima. “Il decreto interministeriale che consente il pagamento degli scatti è stato firmato oggi in via definitiva dal ministro Tremonti, in coerenza con le intese che avevamo raggiunto al termine di un serrato confronto sulle misure straordinarie varate l’estate scorsa”. Si tratta del ripristino degli “scatti automatici” di stipendio, che consentono agli insegnanti italiani una minima progressione di carriera dal punto di vista economico. Tremonti ne aveva prevista l’eliminazione, perché i docenti italiani, fino ad ora, hanno guadagnato troppi soldi. Unitamente al blocco della contrattazione (che permane). La Cisl grida alla vittoria ma poi punta alla polemica: “E’ sorprendente come molti, con malcelato fastidio per un esito che forse preferivano non vedere raggiunto, nella perversa logica del ‘tanto peggio tanto meglio’, si impegnino oggi soprattutto a ricercare e a evidenziare i presunti limiti dei risultati che abbiamo raggiunto: risultati che in ogni caso valgono infinitamente di più del nulla fin qui prodotto da chi ha scelto altre e diverse modalità di misurarsi col Governo sul difficile terreno dei provvedimenti di emergenza”.

Dunque cerchiamo di capire, perché la logica in cui mostra di muoversi questo sindacato è appare davvero singolare. Annuncia una vittoria quasi epocale perché i lavoratori della scuola hanno riconquistato un diritto che avevano da sempre e che era stato loro tolto. Non erano stati considerati, dal governo, sufficienti i 7,8 miliardi di tagli (la più grande riduzione di spesa della pubblica amministrazione per un singolo comparto da quanto esiste lo Stato unitario) e il blocco per tre anni della contrattazione: era necessario anche privare i lavoratori della scuola dell’unico sostegno economico di cui potevano usufruire. Dunque, ci par di capire, la “grande lotta” della Cisl, la “coerenza delle intese”, in definitiva il moderatismo razionale di questo sindacato ha consentito di recuperare un diritto che era stato buttato in un’affollata discarica. I lavoratori della scuola non hanno fatto alcun passo in avanti, quindi, la loro situazione essendo rimasta esattamente come l’avevamo lasciata due anni fa, prima dell’improvvida decisione tremontiana.

In altri termini, la Cisl di Bonanni e Scrima diventa il sindacato delle occasioni recuperate. Non l’organizzazione che si sforza di migliorare le condizioni di lavoro ma, semplicemente, un sindacato che cerca di recuperare, correndo dietro al ladro, quanto è stato scippato ai lavoratori. Ovviamente tralasciando il fatto che quel famoso 30% di tagli (che ora serviranno a finanziare il ripristino degli scatti stipendiali) erano stati a suo tempo promessi dalla Gelmini per aumenti di stipendio legati al merito. Quindi, al netto, gli insegnanti hanno perso posizioni e per questo la Cisl inopinatamente esulta. Prima delle sconsiderate decisioni di questo governo, il personale del comparto poteva contare sugli aumenti stipendiali automatici e su un finanziamento aggiuntivo (il 30% dei tagli) che sarebbero ritornati sotto forma di premio per i più bravi. Ora quest’ultima ipotesi è stata cancellata perché quel 30% di trasferimenti provenienti dai tagli andranno a finanziare un diritto che era stato tolto e con gran fatica recuperato.

Nella moderna concezione del sindacato di Bonanni e Scrima, bisogna chiedere alla controparte le cose con molto tatto ed eleganza, non con il cappello in mano, certo, ma, diciamo così, con il sorriso sulle labbra. Perché il sindacato a questo serve: a richiedere il maltolto non certo a far avanzare il lavoro sulla strada del progresso economico e dei diritti.

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