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Parco Nazionale dello Stelvio a rischio rottamazione. Gli ambientalisti scrivono a Napolitano

ROMA – Gli ambientalisti si oppongono a quella che ormai appare una sorte segnata per il Parco Nazionale dello Stelvio, letteralmente “rottamato” dal governo lo scorso 22 dicembre, quando il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo che dispone l’abrogazione dell’ente gestore del Parco e la sua divisione in tre parti, gestite in autonomia dalle Province di Trento, di Bolzano e dalla Regione Lombardia.

Diverse associazioni del movimento ambientalista italiano hanno così preso carta e penna per scrivere al Presidente Napolitano, che nei prossimi giorni dovrà apporre la sua firma al decreto che dirà la parola ‘fine’ a 75 anni di vita del più grande parco nazionale italiano.
Per le associazioni, infatti, è inaccettabile che – proprio nell’anno in cui si celebra la ricorrenza dell’Unità d’Italia – il nostro Paese riduca a spezzatino un elemento irrinunciabile del paesaggio naturale e culturale del Paese che è anche una tessera fondamentale del sistema nazionale delle aree naturali protette dell’arco alpino.
“La decisione di cancellare l’Ente che garantisce allo Stelvio la gestione unitaria di Parco nazionale, inevitabilmente segna la fine, di fatto e per decreto, di un grande capitolo della storia della conservazione della natura nel nostro Paese” è la sostanza del messaggio inviato al Presidente.

Ma si fa anche un preciso riferimento al sistema di valori e principi che tutelano la prerogativa costituzionale dell’autonomia di due province, quella di Trento e quella di Bolzano, per le quali il parco è stato fino ad oggi un elemento di “cerniera, geografica e istituzionale, tra territori che nella storia della Repubblica hanno trovato una modalità per conciliare le relative e spiccate specificità culturali, linguistiche e geografiche con l’appartenenza alla più vasta comunità nazionale, ed entro il perimetro di questo riconoscimento hanno saputo intraprendere percorsi originali ed efficaci di sviluppo e di integrazione”. La rottamazione del Parco Nazionale rischia di rappresentare un pericoloso precedente rispetto a questo delicato equilibrio di rapporti istituzionali, perché – segnalano le associazioni – la decisione di spezzare il parco Nazionale è avvenuta in modo unilaterale. Non si tratta di un dettaglio: la decisione dello scioglimento del Consorzio è, infatti, maturata da una richiesta del Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano nell’ambito di una trattativa con il governo condotta all’interno della Commissione dei Dodici, il comitato paritetico tra lo Stato e le Provincie Autonome di Trento e Bolzano. Ma questo organismo ha assunto una decisione che investe un territorio esterno alle competenze esclusive delle due Province Autonome, quello della Lombardia appunto.

“Riteniamo che questa procedura, effettuata in modo estremamente affrettato e senza alcun coinvolgimento delle assemblee elettive, costituisca un uso distorto, arbitrario e imprudente delle prerogative di autonomia, che fino ad oggi si erano rivolte esclusivamente alle rispettive comunità, senza ingerenze con i territori delle Regioni confinanti, a Statuto ordinario”.
In ogni caso, gli esiti di questa precipitosa decisione sono chiari e prevedibili: per la prima volta, in Europa, viene “rottamato” un parco nazionale, un fatto che rischia di pregiudicare l’immagine e la credibilità del nostro Paese in materia di politiche di conservazione, oltre che di innescare un pericoloso “effetto domino” anche per altri parchi nazionali. E’ questa la principale motivazione per cui le associazioni chiedono che il Presidente della Repubblica si adoperi affinché venga innestata l’inversione di marcia per quello che appare, oggi, un destino segnato per il Parco Nazionale.

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