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MILANO – Silvio Berlusconi interviene telefonicamente, come oramai è sua abitudine, ad un convegno organizzato a Milano dal Pdl. Nel suo intervento Berlusconi denuncia poi quella che definisce un’attività di spionaggio nei suoi confronti: «Vi sembra normale – chiede – che il presidente del Consiglio sia sottoposto a uno spionaggio del genere? Quello che è successo è di straordinaria gravità. Le intercettazioni non sono state fatte in seguito ad una notizia di reato, ma proprio per costruire attraverso di esse un’ipotesi di reato.

Ma l’obiettivo è soprattutto politico e mediatico, indipendentemente dalle prove a sostegno delle accuse, che in quelle intercettazioni non ci sono». «Siccome io ho reagito ad una autentica aggressione e siccome non ci sto, non fuggo e non mi dimetto, come gli aggressori pretendono -assicura- Visto che l’operazione non è riuscita come nel 1994, allora addirittura – aggiunge – sarei io che aggredisco perchè mi difendo da quello che è un autentico tentativo di eversione». Il premier a questo proposito attacca il presidente della Camera Gianfranco Fini: «Dal 2008 al 2010 – sottolinea – Fini ha bocciato, non a caso, qualsiasi possibilità di riforma della giustizia, a partire, guarda caso, dalla legge sulle intercettazioni. Poi, sempre non a caso, è stata messa in atto la scissione di Futuro e libertà. L’intento era quello di mettere in minoranza il nostro governo, eletto dagli italiani. Poi il disegno eversivo è fallito, con il voto alla Camera e al Senato del 14 dicembre. E allora subito è partita l’operazione giudiziaria». «Non è opportuno -replica Fini parlando a Reggio Calabria- candidare alcuni personaggi così come non è opportuno nel momento in cui si è sottoposti a indagini particolarmente complesse e che gettano una luce particolarmente negativa, dire ‘non mi muovò o peggio ancora ‘non considero possibile essere sottoposto alla valutazione dei magistratì, dimostrando altro che presunzione di innocenza, quella è una richiesta evidente di impunità». Quanto alla nascita di Futuro e libertà, «abbiamo verificato l’impossibilità nel Pdl di affrontare certe questioni, l’impossibilità di dire certe scomode verità, di dibattere di cosa era giusto fare nell’interesse nazionale».

Alle parole del premier il Pd replica da Torino, dove è riunito per il convegno promosso dal Movimento democratico guidato da Walter Veltroni. «Nostro compito – è l’appello del segretario del partito Pier Luigi Bersani – è quello di reagire, di invitare i timidi, timorosi e conformisti a reagire. Ormai il potere del premier è immorale, ha trasformato il potere in una satrapia. Passa le sue giornate a giustificare le sue nottate. Berlusconi lasci, si dimetta. Tutto è meglio di questo, anche le elezioni, noi siamo pronti e le vinciamo». «Abbiamo un uomo che minaccia i giudici che lo stanno indagando. Una situazione intollerabile dal punto di vista della democrazia liberale -aggiunge Walter Veltroni- Il premier pensi ad un Paese ferito e colpito e non solo a se stesso, faccia un passo indietro e si dimetta». «Silvio Berlusconi -sottolinea sempre dai Democratici Ettore Rosato, membro del Copasir- lasci stare lo spionaggio e non tenti di evocare scenari di persecuzione nei suoi confronti perchè ormai non può più permettersi i panni della vittima. Il Copasir gli ha offerto più volte la disponibilità ad ascoltarlo: volevamo discutere dei gravissimi problemi relativi alla nostra missione in Afghanistan ma anche su questioni legate alla sua sicurezza personale. Berlusconi ha però deriso l’organismo parlamentare. Ora abbia la decenza, se sa cosa significa, di lasciar stare spie e spioni».

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