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FOGGIA –  Sono quattro, e non tre come si era appreso in un primo momento, le persone arrestate per l’omicidio dei due allevatori di Cagnano (Foggia) Varano Sante e Pietro Zimotti, avvenuto il 7 dicembre scorso.

I quattro fermati sono: Michele Pasquale De Gregorio, allevatore di 72 anni, suo figlio Cosma Damiano, imprenditore edile di 47 anni, Michele Marrucchelli, operaio di 27 e di Bruno Silvestri, 34 anni. Quest’ultimo è accusato anche del furto di alcune autovetture con successive estorsioni, reati che sarebbero stati commessi con Sante Zimotti nel 2009. Episodi che avrebbero agito come movente del delitto. Le indagini, dei carabinieri del Comando provinciale di Foggia, sono state coordinate dal procuratore della Repubblica, Domenico Seccia, e dai pm Elisa Sabusco ed Alessio Marangelli. A carico dei De Gregorio, ha riferito Seccia, in una conferenza stampa, è stato ricostruito un «plausibile quadro di qualificata probabilità di colpevolezza» in relazione al duplice omicidio. Marucchelli, secondo gli inquirenti, avrebbe fornito ai De Gregorio un alibi falso.

Dalle indagini balistiche eseguite sui pallettoni calibro 12 estratti dalle due vittime, è emersa la loro compatibilità con i fucili sequestrati a Cosma Damiano e a De Gregorio. Dall’esame dello ‘stub’ compiuto dai dal Ris di Roma, sugli indumenti è risultato che su quelli di Michele Pasquale c’era una significativa quantità di particelle di polvere da sparo. Una sola particella è stata trovata invece sugli abiti di Cosma Damiano il quale però, subito dopo l’assassinio, avrebbe lavato i propri abiti. “Si è trattato di un duplice omicidio garganico – ha spiegato Seccia – il che significa che non si è trattato di un delitto mafioso, ma è stato ugualmente caratterizzato da efferatezza. Il motivo scatenante è stato determinato dal furto di alcuni attrezzi agricoli. Non dobbiamo pensare che si sia trattato di un raptus tra paesani. Questa è una duplice uccisione che nasce dalla violazione di una regola: ‘non toccare la mia robà, determinata da una serie di eventi concatenati sfociati nel ‘cavallo di ritorno’. Se non si fosse compresa a fondo questa mentalità, sarebbe stato difficile venirne a capo”.
Anche secondo il comandante dei carabinieri di Foggia, col. Antonio Diomeda, il duplice omicidio è maturato: “in condizioni di assoluta arretratezza culturale. Se è vero che le vittime avevano subito un torto, il furto e l’estorsione, è anche vero che non si può ammazzare per questo, se non perché si ragiona con una mentalità che tiene in spregio la vita umana”.
Questa ultima affermazione del col. Diomeda, collima con la nostra ricerca sulle ragioni psicologiche, del delitto contro la persona, che si sta svolgendo nella nostra rubrica ‘Cronache dal sottosuolo’.

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