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ROMA – Dodici rinvii a giudizio e una condanna con rito abbreviato: queste le decisioni prese dal gup Rosalba Liso a conclusione dell’udienza preliminare per la morte di Stefano Cucchi avvenuta il 16 ottobre del 2009 nel reparto dell’ospedale carcerario Sandro Pertini di Roma.

A giudizio sono andati le tre guardie carcerarie Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici imputate di lesioni personali, sei medici dell’ospedale Sandro Pertini, Aldo Fierro, Stefania Corvi, Rosita Caponetti, Flaminia Bruno, Luigi Preite De Marchis e Silvia Di Carlo. Tutti tranne la Caponetti,  che deve rispondere di abuso d’ufficio e falso, sono stati rinviati a giudizio per abbandono di persona incapace. Rinviati a giudizio anche tre degli infermieri del Pertini, Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe. Il giudice Liso ha ammesso come parte civile insieme con i famigliari di Stefano Cucchi, tra i quali la sorella Ilaria che si è battuta sin dall’inizio chiedendo giustizia per il fratello, anche il Comune di Roma rappresentanto dall’avvocato Enrico Maggiore. La decisione di rinviare a giudizio tutti gli imputati come richiesto dai pubblici ministeri Vincenzo Barba e Francesca Loi è stata presa dopo che il giudice si era ritirato in camera di consiglio per circa un’ora e mezza.

Tuttavia nonostante l’esito dei rinvii a giudizio scontati rimane una certa amarezza –  come ha spiegato Fabio Anselmo, il legale della famiglia di Stefano Cucchi – perchè si continua a dire che Stefano sia morto per una malattia e non per le botte ricevute come concausa dell’evento morte, come tra l’altro emerge nelle diverse consulenze medico-legali.
Insomma una ricostruzione non condivisa da Anselmi, il quale precisa che”si basa su una consulenza medico legale insufficiente portando alla luce una realtà non accettabile”.

Profonda insoddisfazione ha espresso invece il senatore dell’Italia dei Valori Stefano Pedica, che ha seguito fin dall’inizio la vicenda. “Dal rinvio a giudizio – dice Pedica – emerge un capo d’accusa grave e puntuale soltanto nei confronti di chi non ha curato Stefano Cucchi, abbandonandolo ad un destino tragico. Ma restano impuniti coloro che quel destino l’hanno forgiato, ossia chi ha prodotto le lesioni, che sono e rimangono la causa della morte di Stefano Cucchi, che non è andato all’ospedale per una visita di cortesia. Perché sul suo caso – conclude l’esponente dell’Idv – non si consumi l’ennesima pagina grigia dello Stato devono essere individuati e puniti i responsabili che hanno fatto sì che un cittadino preso in consegna dalle istituzioni vivo e sano sia stato restituito ai familiari morto”.

Ilaria Cucchi, la sorella del giovane ragazzo di Torpignattara parla di una ricostruzione diversa: “Oggi ho visto i dolore negli occhi di mia madre, per noi il processo è una tappa importante per la nostra battaglia di verità. Il processo (che si si svolgerà il 24 marzo davanti alla terza Corte d’Assise di Roma ndr) ci darà ragione. Ci continuiamo a domandare – ribadisce Ilaria Cucchi –  perchè c’è stata data una verità diversa visto che è evidente che noi attraverso i nostri consulenti non abbiamo mai detto assurdità,  il Gup Rosalba Liso ha rimandato in ambito dibattimentale ulteriori approfondimenti sulle consulenze dei nostri legali. Mi auguro che i pm abbiano il coraggio di portare avanti la verità e l’umiltà di tornare sui propri passi”.

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