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ROMA  –  The Global Fund, nato nel 2002 a seguito della decisione presa dai grandi della Terra, presa nel tragico G8 di Genova nel 2001, su sollecitazione dell’allora segretario generale dell’ONU Kofi Annan, é l’unica parterniship pubblico-privato dedicata alla raccolta e distribuzione di finanziamenti atti a prevenire e trattare HIV/AIDS, tubercolosi e malaria, che insieme rappresentano la prima causa di morte nei paesi non occidentali.

E’ una partnership tra governi, società civile, settore privato e le comunità afflitte da tali malattie che collabora con tutti gli organismi internazionali preposti all’aiuto bilaterale (paese ricco verso paese povero) e multilaterale (paesi ricchi verso paese povero o regione povera), che operano per debellare queste tre malattie.
Fin dalla creazione, The Global Fund é diventato il primo finanziatore per la lotta contro AIDS, tubercolosi e malaria, con uno stanziamento di 15,9 miliardi di euro(21.7 miliardi di dollari). Ad oggi i programmi supportati da The Global Fund avrebbero salvato 6.5 milioni di persone mediante trattamenti anti AIDS forniti a 3 miloni di individui, trattamenti antitubercolotici a 7.7 miloni e la distribuzione di 160 milioni di reti trattate con insetticidi per prevenire la malaria. In pratica ogni anno 812.500 persone sarebbero state salvate da morte certa grazie all’azione di The Global Fund.
Straordinario o no? In realtà questi numeri sono il frutto di una straordinaria manipolazione mediatica per nascondere la drammatica verità che The Global Fund é diventato il più colossale strumento di corruzione del pianeta.
Per ordine.
I dati sono generati dai singoli monitoraggi dei progetti, effettuati da una pletora di consulenti internazionali a botte di 15.000-20.000 euro al mese che raccolgono le informazioni organizzate dai locali attuatori dei programmi senza alcun controllo di qualità dei dati. Ove si rende necessaria una indagine campionaria i campioni sono alieni dalle regole fondamentali della probabilità e le rilevazioni vengono effettuate su questionari spesso costruiti in maniera tale da ottenere sempre risultati positivi per il programma. Inoltre sovente i consulenti non sorvegliano le diverse fasi di rilevazioni, poiché non potrebbero mai essere garantiti standard di alloggio accettabili per i suddetti soggetti. In conclusione i rapporti sono costruiti ad hoc per dimostrare che il danaro é stato correttamente utilizzato, anche grazie alla complicità di personale contabile locale esperto nel falsificare i documenti contabili e gonfiare ad hoc spese di gestione e di missione sul terreno.

La gestione dei fondi passa per almeno tre livelli di controllo: locale, nazionale e internazionale, ma solo quest’ultimo rispetta le norme internazionali d’auditing. Gli altri due lavorano costruendo ex-post le carte giustificative di ciascun pagamento senza alcuna possibilità concreto per il terzo livello di verificarne la correttezza. Il personale internazionale sul campo a livello locale o nazionale é sostanzialmente colluso od incapace di cogliere i diversi passaggi di falsificazione effettuati su ciascun documento. A questo si deve aggiungere la pacchiana ignoranza antropologico-culturale (in primis le lingue autoctone) di tutto il personale internazionale impiegato (stipendi base che partono da minimo 8.000 euro mensili) nelle procedure amministrative e contabili e un pervicace atteggiamento buonista che impedisce di vedere il marcio anche quando emerge.

Least but not last, i governi dei paesi interessati sono per la stragrande maggioranza satrapie addestrate alla corruzione e al dirottamento di finanziamenti internazionali da almeno 40 anni, mentre chi dovrebbero controllarli sono giovani trentenni riempiti di master anglofoni privi di esperienza sul campo ed abituati a lavorare come esecutori di procedure rigide pensate per in un mondo ad alta intensità ICT.
In un contesto simile l’unico stupore é lo stupore degli alti funzionari di The Global Fund quando in conferenza stampa ieri (24 gennaio) il Prof. Michel Kazatchkine, Executive Director de the Global Fund, sostanzialmente confermava le indiscrezioni di stampa su un colossale dirottamento dei fondi. L’imbarazzato professore francese, diplomatosi ad Harvard, ha snocciolato i soliti dati senza razionale, dopo aver decantato l’efficacia dei sistemi di controllo dell’organismo (ossia quando siamo sicuri che il controllo è efficace non ci sono problemi quando non lo siamo c’è il 50% di possibilità che ci sia un problema, che tradotto vuole dire che si è assolutamente ignoranti sulla sorte del danaro impiegato). Quattro nazioni su 145 che ricevono finanziamenti da The Global Fund sono implicate: Gibuti, Mali, Mauritania e Zambia. Dopodiché con astuzia mediatica berlusconiana, successivamente, fornendo il valore dei finanziamenti spariti, si scopre che accanto ai 34 miliardi di dollari (circa 25 miliardi euro al cambio odierno) dei programmi di tali paesi (in pratica tutti i programmi effettuati in tali paesi dal 2005 ad oggi), ci sono altri 13 (9,5) attribuiti ad altre nazioni non precisate.

Quindi in conclusione lo scandalo è enormemente più esteso di quanto la stampa aveva ventilato. E fa sorridere amaro l’accusa berlusconiana di Bill Gates, uno dei grandi fruitori privati del fondo tramite la Fondazione Bill e Melinda Gates, alla AP Press di gettare discredito sulla meritoria opera di The Global Fund. Per quel che emerge ad oggi di meritorio nell’organismo c’è di permettere la sopravvivenza di fondazioni di presunti mecenati a costo ridotto per i rispettabili uomini d’affari come il fondatore e padrone di Microsoft.
Siamo di fronte ad una colossale rete corruttiva-mafiosa alla quale solo l’azzeramento dell’organismo e la sospensione immediata dei trasferimenti in atto e previsti potrà permettere all’Interpol (l’unico organismo di polizia in grado di debellare un simile cancro planetario) d’agire con efficacia e rapidità. Purtroppo si é altrettanto certi che nessun organismo si suicida quando c’é la possibilità mangiare una torta perpetua, senza rischi concreti di essere scoperti. Ci vorrebbe il popolo tunisino per cambiare le cose anche al The Global Fund.

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