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Ucciso un pensionato condannato per pedofilia

NUORO – Il sicario si è recato nella sua abitazione, alla periferia di Nuoro, in località Corte, lo ha chiamato dall’esterno, lo ha guardato in faccia e poi ha esploso da alcuni metri cinque colpi di pistola. Tre lo hanno raggiunto al torace e all’addome, gli altri due sono finiti sul muro della sua abitazione.

Così è stato ferito mortalmente ieri notte Giuseppe Musina, un uomo che qualche anno fa aveva finito di scontare una pena a nove anni di reclusione per violenza sessuale su un minorenne handicappato. L’uomo, anche se gravemente ferito, è riuscito a rientrare in casa e a chiamare un nipote il quale ha chiamato i soccorsi. Il Musina è stato portato all’ospedale San Francesco dove è deceduto, mentre veniva sottoposto ad una operazione per estrargli una pallottola dall’addome.
La vittima aveva scontato una condanna a nove anni per abusi sessuali, ed era uscito dal carcere nel 2006. I giudici del Tribunale di Nuoro lo avevano condannato per una vicenda avvenuta negli anni Novanta: un ragazzo di quindici anni aveva denunciato il Musina e altri due uomini, accusandoli di averlo violentato fin da quando aveva sei anni. L’adolescente aveva raccontato agli inquirenti di essere stato costretto per anni a subire le violenze dei tre adulti.

Quello della vendetta, per questa terribile violenza pedofila, potrebbe essere il movente dell’omicidio. Ancor oggi in alcune zone della Sardegna permane una mentalità che noi ‘civilizzati’  percepiamo come quella di un mondo antico. In queste società sono ancora ben presenti regole, divieti, e taciti patti condivisi. Queste comunità sono come un organismo che ha interiorizzato le proprie leggi ancestrali e, senza troppe parole, sa come affrontarle, fino alle estreme conseguenze. In queste comunità l’odio è odio e amore è amore, il cristianesimo non ha scalfito minimamente, con la ‘morale del perdono’, questo modo di pensare che esclude a priori la scissione tra corpo e mente, e quindi anche l’ipocrisia. Sono ancora comunità dove, nel bene e nel male, il pensiero diventa atto, perché troppo legato alla gioia e al dolore del corpo. Sono luoghi fisici e mentali dove la violenza infame su un bambino deve essere punita con la morte. Sono organismi dove la malattia, rappresentata in questo caso dal pedofilo, deve essere espulsa, perché il corpo sociale ridiventi sano.
Naturalmente questa non è e non deve essere un’apologia della vendetta, ma sicuramente questi fatti devono far pensare a quanto il crimine di pedofilia sia devastante in primo luogo per la vittima, e in secondo luogo per la società se essa non sa ‘curarsi’ da queste malattie, che divengono socialmente mortali, se non affrontate adeguatamente sia con leggi severe sia eliminando queste metastasi culturali ben presenti nella società secolare e in quella che si definisce ‘uscita dal secolo’.

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