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D’Alema: governo di responsabilità per salvare il Paese

ROMA – Andare alle elezioni anticipate con una «alleanza costituente» per fare quel «governo di responsabilità» necessario al Paese. A proporlo è Massimo D’Alema che, in un’intervista a Repubblica, lancia un vero e proprio appello a tutte le forze dell’opposizione: unirsi per battere Berlusconi.

Una proposta rilanciata da Pier Luigi Bersani («La situazione è al limite», dice il segretario del Pd annunciando una proposta di governo a tutte le opposizioni) ma che è raccolta solo a metà dai principali destinatari, Idv e Terzo Polo in primis. Quanto a Berlusconi, chiuso ad Arcore con un occhio all’Egitto e l’altro alle vicende interne, ai suoi interlocutori ribadisce la linea: non ho nessuna intenzione di dimettermi, il governo va avanti. Andremo alle elezioni solo se ci costringono. Al di là della bocciatura della maggioranza, la novità che sembra emergere dai commenti all’intervista del presidente del Copasir è l’allargamento del cosiddetto fronte del voto anche se con sfumature diverse. Favorevoli al ricorso alle urne è infatti L’Italia dei Valori che però frena sulle ipotesi di un’alleanza-ammucchiata. Un sì condizionato a D’Alema arriva anche dal Terzo Polo: solo dopo le dimissioni del Cavaliere o in una condizione di emergenza si può dar vita ad una ‘santa alleanzà elettorale e a un governo di responsabilità nazionale. Nel Pdl la convinzione generale è che la proposta di D’Alema cada nel vuoto. Ne sarebbe convinto lo stesso presidente del Consiglio: i primi a non volere le elezioni sono proprio i partiti dell’opposizione – avrebbe osservato Berlusconi – Fini e Casini non vogliono andare a votare ora. La linea del premier resta immutata: hanno provato a sfiduciarmi in Parlamento senza successo – continua a ripetere – ma la maggioranza tiene. Lo dice esplicitamente Ignazio La Russa, coordinatore del partito, che bolla la proposta dell’ex ministro degli Esteri come una «boutade» ribadendo che «l’opposizione vuole tutto tranne che andare a votare. Sanno – dice ancora – che che li aspetta un destino non facile». Per nulla sorpreso è invece il vice presidente della Camera Maurizio Lupi («Dov’è la novità?») mentre Osvaldo Napoli bolla il presidente del Copasir come «un fallito di successo». Le parole dell’ex numero uno della Farnesina però accendono il dibattito soprattutto nelle file dell’opposizione, a partire dallo stesso Pd dove non tutti sono d’accordo con l’idea di alleanza proposta dal presidente del Copasir. Se infatti Marco Follini plaude all’idea, Francesco Merlo obietta a D’Alema di essere «prigioniero del passato». Scettico è poi Ignazio Marino convinto che prima vada elaborato un programma ed in base a quello stipulare le alleanze. L’idea di una ‘grosse koalition« non lascia indifferente il Terzo Polo, disponibile però a considerare l’opzione solo in caso di ‘emergenzà. Ne è convinto ad esempio Pier Ferdinando Casini: »Se dovessimo andare ad elezioni sulla battaglia privata di Berlusconi verso i giudici con la politica degli insulti che chi governa il paese dovrebbe mettere alla gogna – dice il leader Udc – la riflessione di D’Alema dovrebbe essere presa in considerazione. Ma in questo caso bisognerebbe fare un discorso chiaro e franco: vorrebbe dire che siamo in una situazione di emergenza«. Questo però non vuol dire che il giudizio su Berlusconi cambi: »È barricato nel Palazzo«, attacca l’ex presidente della Camera che gli rinnova l’invito di recarsi dai giudici: »Il presidente del Consiglio potrebbe rispondere ai giudici ed evitare di parlare di complotti, perchè ai complotti nessuno ci crede«. L’appello di D’Alema viene accolto con grande cautela dagli uomini di Futuro e Libertà e dall’Idv. La soluzione migliore resta il passo indietro di Berlusconi – è il ragionamento del capogruppo di Fli Italo Bocchino – e poi un governo di responsabilità appoggiato da tutte le forze disponibili a svelenire il clima politico. Quanto ad una »santa alleanza«, è il mantra di Fli, è possibile solo se davvero si arrivasse ad una »emergenza democratica«. Anche da Di Pietro e dall’Idv arriva una apertura assai cauta: sì al voto, perchè non c’è una »maggioranza alternativa« all’attuale, ma niente »ammucchiate« senza futuro.

(ANSA)

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