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IL CAIRO – Si tratta di una vera e propria fuga di massa quella in corso, in queste ore, dall’Egitto.

Fuggono uomini d’affari, fuggono personalità coinvolte, direttamente o indirettamente, con il regime di Hosni Mubarak. A fuggire anche i cittadini stranieri, residenti e non, nel Paese e ancor peggio vengono smobilitate le ambasciate straniere. Lo scenario, a sei giorni dall’inizio della rivolta anti Mubarak, sfociata  il 25 gennaio scorso, si aggrava sempre più. Il Paese mediorientale è stato sconvolto da una violenza inaudita, fomentata dai disordini seguiti alle proteste antigovernative attuate dal popolo egiziano ormai stanco dello stato di abbandono in cui il regime di Mubarak lo ha relegato.

Stamani dopo la seconda notte di coprifuoco, mentre gli elicotteri volteggiavano bassi sul Cairo, in centro si sono visti tanti carri armati e posti di blocco. L’esercito sta cercando di ristabilire, seppure faticosamente, l’ordine. Alla tv sono stati mostrati gli arresti di numerosi saccheggiatori. La città è stata nelle ultime ore preda infatti, di saccheggi che hanno innescato paure e tensioni tra la popolazione che si è armata ed ha costituito ronde notturne. Nelle ultime ora è accresciuto anche il timore di evasioni dalle carceri egiziane. La situazione di caos potrebbe infatti, favorire fughe in massa. Possibilità questa già verificatasi nel carcere di Wadi Natrun a 100 km a nord del Cairo, dove migliaia di detenuti sarebbero fuggiti dopo una rivolta. Secondo fonti della sicurezza, molti sarebbero estremisti islamici. La paura di trovarsi in un Paese dove la situazione possa sfuggire fuori da ogni controllo, e quindi esporre a gravi rischi e pericoli, sta spingendo molti degli stranieri, che si trovano in Egitto, a ‘correre’ all’aeroporto del Cairo nel tentativo di lasciare il Paese in preda alla rivolta. Ieri 19 jet privati hanno lasciato il Cairo per Dubai, a bordo c’erano uomini d’affari egiziani e le loro famiglie. Mentre oggi, dopo il personale diplomatico israeliano, che è già rientrato in patria, evacuato ieri dal Cairo con le loro famiglie, oggi anche gli USA hanno invitato i propri cittadini a non recarsi nel Paese e a quelli presenti ad andarsene.

Appelli simili sono stati lanciati da Francia, Gran Bretagna, Turchia, Libano, Giordania, Qatar, Kuwait e l’Arabia Saudita. Altri Paesi, come l’Italia, sono pronti ad imitarli, specie se i loro connazionali nel Paese ne facessero richiesta. Da stamani gruppi di turisti italiani stanno tentando di lasciare Sharm el Sheikh, ma hanno difficoltà a farlo per la mancanza di voli. Gli aerei della ‘Egypt air’ sono bloccati a terra a causa della mancanza di connessioni al Cairo con voli internazionali. Per ovviare a questo problema. Dall’Italia stamani sono decollati da Fiumicino, tra le 6.30 e le 10, aerei Alitalia e Blue Panorama, noleggiati da vari Tour Operator.

Voli destinati a rimpatriare tutti i turisti italiani presenti a Sharm el Sheikh e che hanno chiesto di rientrare a Roma. Da ieri, la Farnesina  sul sito viaggiaresicuri.it  sconsiglia però, viaggi in tutto il Paese che non rivestano carattere di urgenza, precisando che scontri di una certa rilevanza sono stati segnalati in particolare nella capitale Cairo e nelle città di Alessandria, Suez, Ismailia e Luxor. Nel frattempo, in Egitto non si placa la protesta popolare, mentre le autorità non riescono a gestire la situazione sempre più fuori controllo. Il bilancio ufficiale delle vittime, in cinque giorni di scontri, è salito a 102 morti e migliaia di feriti. Alla gente non ha convinto nemmeno il rimpasto ai vertici del Paese avvenuto ieri. Alla guida del nuovo governo c’è ora Ahmad Shafik. Si tratta di una personalità rispettata da tutti nel Paese e all’estero, ma considerata espressione delle forze armate come lo è senz’altro Omar Suleiman. Il neo vice presidente è stato il responsabile dei servizi segreti. La polizia, considerata nemica dai manifestanti e resasi responsabili di efferate violenze, è sparita dalle strade della capitale e al suo posto è stato dispiegato l’esercito. I militati sono presenti in tutti i punti strategici della città.  In particolare presidiano piazza Tahrir dove anche oggi si sono radunate migliaia di dimostranti. La piazza è ormai divenuto l’epicentro della rivoluzione. Stamani le truppe sono state dispiegate anche nelle strade di Sharm el Sheikh. Questo per prevenire manifestazioni e proteste  anche nella località turistica e forse anche perché in città è giunto il rais. In genere infatti, se il numero uno egiziano è a Sharm, la città è molto presidiata ed in modo anche molto visibile, come lo è ora. E’ abitudine del presidente Mubarak di trascorrere un po’ del suo tempo nella sua residenza di Sharm el Sheikh. Abitudine non persa neanche in questi giorni di crisi e ufficialmente per rilassarsi.

Una conferma questa delle voci diffusisi nella mattinata che il leader egiziano avesse lasciato il Cairo e fosse a Sharm el Sheikh. Il presidente Mubarak sarebbe quindi nella sua villa sul Mar Rosso. Uno strano modo il suo di affrontare la crisi in corso nel Paese specie nel momento più critico con la capitale in rivolta. Dall’inizio della rivoluzione egiziana il rais è stato praticamente in silenzio non apparendo nemmeno in pubblico. L’unica volta che è stato visto è stato per annunciare in televisione, venerdì 28 gennaio, alla nazione i cambiamenti che intendeva fare per cercare di riportare la calma. Ieri erano circolate anche voci di una fuga all’estero della First Lady, Suzanne e dei figli Jamal e Alaa. Il clan del rais starebbe  in Gran Bretagna e per la precisione a Londra. La notizia però, è stata energicamente smentita dalle autorità governative egiziane e dalla televisione di stato senza però fornire notizie in merito. In verità nessuno è in grado di dire dove siano finiti i familiari di Mubarak. Nella villa di Sharm il rais è di certo non è con loro, è circondato dal suo entourage e protetto da uomini del Central Security, le forze paramilitari emanazione del regime, e dalle guardia presidenziale. Comunque la situazione a Sharm El-Sheikh è per il momento sotto controllo anche se quello che sta accadendo nel resto del Paese avrà di certo ripercussioni sul turismo egiziano, uno dei pilastri dell’economia del Paese.

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