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ROMA – Settimana di fuoco per il federalismo, cavallo di battaglia della Lega. Tutto si giocherà giovedì prossimo nella cosiddetta bicameralina che dovrà approvare il decreto sul fisco comunale. I rapporti di forza in commissione sono tutti da verificare. L’organismo è formato da 30 parlamentari. Pallottoliere alla mano, il centrodestra può contare su 14 voti certi (compreso il presidente Enrico La Loggia, che ha già detto che non rinuncerà a votare): 11 sono i rappresentanti del Pdl e tre quelli della Lega.

A questi dovrebbe sommarsi la senatrice della Sudtiroler Volkspartei, Helga Thaler arrivando cosi a un totale di 15. Quota sufficiente a stoppare il parere di minoranza ma incapace di approvare un proprio parere. In caso di pareggio, infatti, il parere è bocciato. Le opposizioni dispongono di 10 parlamentari del Pd e 4 del terzo polo. Decisiva sarà, dunque, la scelta dell’Italia dei Valori (rappresentata in commissione da Felice Belisario), che con Antonio Di Pietro ha oggi annunciato il suo voto contrario. Questi numeri preoccupano il Carroccio che minaccia di sfilarsi e andare al voto in caso di bocciatura dei decreti attuativi della sua riforma. Nella Lega si appellano al buon senso e c’è chi spera in un ‘ravvedimentò dell’Idv. In ballo, infatti, ci sono ancora gli emendamenti presentati dal partito di Antonio Di Pietro. Quelli non trattabili, spiegano dall’Idv, riguardano la progressività della cedolare, il no alla tassa di soggiorno e quello sull’invarianza della pressione fiscale. In queste ore la parola passa alle diplomazie e spetterà al ministro Roberto Calderoli trovare la quadra. Non a caso, nel tardo pomeriggio Calderoli ha partecipato a un vertice in via Bellerio con Umberto Bossi e lo stato maggiore del Carroccio.

Di Pietro: “Voteremo no”

«Per definizione l’Idv non si astiene mai. Avremmo voluto parlare di un federalismo che abbassi le tasse, che riduca gli sprechi. Ma questo è un federalismo che mette il cappio al collo». Antonio Di Pietro assicura che l’Idv voterà no al federalismo in commissione bicamerale. «Hanno trasformato questa riforma -avverte l’ex pm- in una precondizione politica e se diventa un giudizio su questo governo, la nostra posizione non può essere altro che: si vada pure alle urne senza se e senza ma».

Calderoli. “Aperti al confronto”

«Confrontiamoci tutti, maggioranza e opposizioni, sul merito di una riforma che potrà essere epocale, lasciamo perdere improvvidi diktat e collocazioni di schieramento politico, non legandola alla durata della legislatura». ‘ quanto dice il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli. «Le riforme, come quella del Federalismo fiscale – sottolinea – nascono per durare negli anni e vanno al di là dei governi o delle maggioranze politiche del momento. Abbiamo discusso a lungo, ci siamo confrontati nel merito, abbiamo accolto richieste e proposte provenienti dalla maggioranza e dalle opposizioni, non per avere un voto pro o contro il Governo ma un voto nell’interesse del Paese e del suo futuro. Questo mi ha chiesto di fare Umberto Bossi e nella Lega Nord a decidere è soltanto il suo Segretario Federale». « Ho letto con attenzione tutte le ultime proposte ricevute venerdì – dice ancora calderoli – , valutandone positivamente molte, anche tra quelle presentate dall’Italia dei Valori, soprattutto quella che mira ad impedire il rischio di un aumento delle tasse: la Lega sulla materia la pensa come Di Pietro, ovvero che le tasse possono essere soltanto ridotte e il Federalismo fiscale è uno strumento per poterlo fare».

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, vede solo l’uscita delle elezioni anticipate se giovedì non dovesse essere approvato il federalismo. «Sono estremamente convinto – ha detto – che se giovedì non si approvasse il federalismo vorrebbe dire che non c’è più la maggioranza, non ci sono più i numeri. Per cui sarebbe inevitabile che questo governo valutasse altro, ovvero andare a votare». «Il momento cogente – ha proseguito Zaia, a margine dell’assemblea generale di Confindustria Padova – lo abbiamo con il federalismo, è questa, in senso pacifico e positivo, la vera ‘chiamata alle armì. Giovedì è il d-day».

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