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ROMA – Non sono stati pochi i momenti di tensione tra Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano nei quasi tre anni di «coabitazione», anche se nell’ultimo anno il premier e il capo dello Stato si sono trovati più spesso in sintonia. D’altronde, è noto che la visione della “democrazia” per Silvio Berlusconi è qualcosa che non si concilia con la dottrina dei “pesi e contrappesi” secondo la quale i poteri di un sistema politico devono bilanciarsi l’un l’altro se si vuole evitare l’autocrazia. Berlusconi non ama avere contraddittori, intriso com’è di una visione “aziendalistica” e non “liberale” della politica.

La sua insofferenza verso gli “intoppi” su quanto ha necessità di realizzare in fretta, il più delle volte per suo tornaconto personale, si sono manifestati con forza sia con la presidenza Scalfaro e sia con quella Ciampi. Ma con Napolitano le cose non potevano certo andare meglio. Ecco le principali tappe dei suoi difficili rapporti con l’attuale Presidente della Repubblica dal 2008 a oggi.

SI DIMETTA E PD AVRÀ PRESIDENZA CAMERA: Il 9 aprile 2008, pochi giorni prima delle elezioni, Berlusconi dice che in caso di vittoria non intende dare all’opposizione la presidenza di una Camera. Ma aggiunge: «Se tuttavia, avendo loro anche il Quirinale, il Presidente della Repubblica decidesse di dimettersi… allora ci si potrebbe pensare».

DECRETO ELUANA, NAPOLITANO NON FIRMA: Il 6 Febbraio 2009, Napolitano non firma il decreto Eluana, varato dal governo per bloccare la sentenza che dava la possibilità a Beppino Englaro di lasciar morire sua figlia togliendole l’alimentazione artificiale. Berlusconi si infuria: «Senza la possibilità di ricorrere ai decreti legge tornerei dal popolo e chiederei di cambiare la Costituzione».

STOP COLLE ALLE RONDE: il 17 febbraio 2009 il Quirinale fa cambiare i contenuti più controversi del disegno di legge che istituisce le ronde dei cittadini.

«NAPOLITANO? SAPETE DA CHE PARTE STA» Il 7 ottobre 2009 Berlusconi attacca il Quirinale dopo la bocciatura del lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. Di Napolitano dice «Sapete tutti da che parte sta». La replica del Colle : «Tutti sanno da che parte sta il presidente della Repubblica. Dalla parte della Costituzione».

L’ATTACCO DI BONN: Il 10 dicembre del 2009, Berlusconi sferra un duplice attacco alla Corte Costituzionale e a Napolitano parlando a Bonn al congresso del Ppe. «La Consulta – dice – non è più un organo di garanzia, ma un organo politico». E aggiunge: «Abbiamo avuto tre presidenti della Repubblica di sinistra». Napolitano risponde con un comunicato ufficiale: «È un violento attacco alle istituzioni di garanzia volute dalla Costituzione italiana». Poi esprime «profondo rammarico e preoccupazione».

NAPOLITANO RINVIA LEGGE SUL LAVORO: il 31 marzo del 2010 il presidente della Repubblica rinvia alle Camere il ddl sul lavoro, che secondo l’opposizione consentirebbe di aggirare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sui licenziamenti. Napolitano esprime le sue «serie perplessità». Nessuna replica di Berlusconi.

NAPOLITANO STOPPA BRANCHER SU LEGITTIMO IMPEDIMENTO: il neoministro per la Devoluzione vuole ricorrere al legittimo impedimento per non recarsi al processo che lo vede imputato, ma Napolitano lo stoppa: in un comunicato ufficiale del 25 giugno 2010 dice che Brancher è un ministro senza portafoglio dunque non ha diritto al legittimo impedimento.

NAPOLITANO DIFENDE FINI: in piena polemica sulla casa di Montecarlo, Napolitano, intervistato dall’Unità al ritorno delle vacanze di agosto 2010 , difende Gianfranco fini dagli attacchi che vengono dalla maggioranza e dalla stampa berlusconiana: il capo dello Stato chiede di mettere fine alla ‘campagna altamente destabilizzante« volta a delegittimare il presidente della Camera.

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