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Strupro nell’ex-ambasciata Somala: tragedia annunciata

ROMA – L’abuso avvenuto ieri sera a danno di una ventenne, nell’ex ambasciata somala, è il terzo stupro denunciato in meno di 15 giorni nella capitale.

Per il Sindaco Alemanno le caratteristiche relative alle ripetute violenze sono differenti. Dopo il vertice svolto in Prefettura, il Sindaco ha dichiarato che se nei precedenti due casi si può parlare di un aggressione avvenuta per strada, nell’ultimo caso, l’orrore accaduto in un edificio occupato, non rientra nel problema di controllo del territorio. Alemanno poi ha chiosato il discorso aggiungendo che il problema dell’ex ambasciata somala non è stato risolto “per responsabilità politiche”.
Il castello di sabbia del primo cittadino sembra poggiare ora su fondamenta sempre più traballanti. Dopo aver esaltato durante gli Stati generali della città, di qualche giorno fa,  i dati sulla sicurezza del comune di Roma, il Sindaco si scontra con una nuova sequenza di violenze, che invece tre anni fa lo portò alla vittoria elettorale.
L’ufficializzazione dei dati però è risultata incompleta, i dati elencati da Gianni Alemanno erano privi di premessa: il calo dei reati dipende dal fatto che i cittadini denunciano sempre meno reati.

In merito all’accaduto cresce anche la preoccupazione dell’UNHCR. Il 30 dicembre scorso infatti,  dopo una visita ricognitiva effettuata presso l’ex ambasciata somala di via dei Villini, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati  aveva reso noto pubblicamente una profonda preoccupazione per le condizioni di degrado riscontrate all’interno di un edificio abitato da 100 a 150 persone, totalmente inadeguate e al di sotto di ogni minimo standard accettabile.

Anche il presidente dell’associazione Donne somale in Italia ha voluto precisare che lo supro avvenuto nella notte  è stata una tragedia annunciata. Zeinab Ahmed Barahow ha precisato : «Ormai la palazzina dell’ambasciata somala è come la Somalia, un luogo dove tutti entrano ed escono come vogliono in piena anarchia – da mesi chiediamo al governo e alle amministrazioni locali di sgomberare la palazzina. Devono capire che quella è un’ambasciata – precisa – e non un ricovero per rifugiati, anche se l’attuale governo somalo non ha la forza per riappropriarsi di quella sede».

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