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Berlusconi. La scuola insorge e il maestro di bunga-bunga non dovrebbe nemmeno parlare

Il premier ieri ha affermato che gli insegnanti di sinistra della scuola pubblica indottrinano i loro alunni. Bersani: “Se fosse un vero ministro, la Gelmini dovrebbe dimettersi”. Di Pietro: “Se c’è qualcuno che non può dare lezioni a nessuno è proprio lui!”

ROMA – Non è stato sufficiente scardinarla dall’interno, privarla di oltre 8 miliardi in tre anni, aver licenziato 150 mila fra insegnanti e tecnici, ora era necessario anche dileggiare i docenti della scuola italiana. Le parole di ieri di un premier oramai privo di controllo nella sua bulimia oratoria, che ha attaccato l’istruzione pubblica e soprattutto gli insegnanti colpevoli, secondo lui, di indottrinare a sinistra i loro studenti, stanno provocando un terremoto sul web. In molti sottolineano come Berlusconi non dovrebbe nemmeno esprimere pareri sulle capacità educative dei docenti, visto quali sono i suoi frequenti rapporti con le giovani donne che ospita all’Olgettina o nel letto di casa sua.

Pierluigi Bersani gli risponde in questo modo: “Con richiami di sapore antico, Berlusconi se la prende con comunisti e gay, insultando così l’intelligenza e la coscienza civile del Paese. All’elenco, Berlusconi stavolta ha aggiunto gli insegnanti della scuola pubblica. Uno schiaffo inaccettabile a chi lavora con dedizione in condizioni rese sempre più difficili dal governo. Noi siamo con la scuola pubblica e non permetteremo che Berlusconi la distrugga”. Poi Bersani se la prende con il ministro Gelmini: “Se la Gelmini fosse un vero ministro, invece che arrampicarsi sui vetri per difendere Berlusconi, dovrebbe prendere atto degli inaccettabili attacchi che il premier ha rivolto agli insegnanti e alla scuola pubblica e dovrebbe dimettersi”.

Giorgio Rembaudo, presidente della principale associazione di presidi, sottolinea che “Pensare a una scuola statale orientata verso una sola parte politica e per di più contro le famiglie, mi sembra un errore macroscopico. La mia esperienza personale – prosegue – mi dice che pensare a interi corpi docenti che si schierano dalla stessa parte, contro le famiglie o per una stessa parte politica, mi sembra davvero improbabile”.

Fabio Granata (Fli) sostiene che “La prosecuzione del governo Berlusconi non è una questione numerica. È una gigantesca questione morale attinente all’etica pubblica che lo investe in pieno e lui dissimula questa situazione, e peraltro, non passa giorno senza uno scivolone. Il suo attacco di ieri alla scuola pubblica italiana credo sia qualcosa di gravissimo e inqualificabile”.

Luigi De Magistris, eurodeputato dell’Idv, afferma: “L’attacco all’istruzione pubblica e alle coppie di fatto, oltre alla retorica sulla sacralità della vita, sono un cadeau servito da Berlusconi al Vaticano nel tentativo di recuperare quel consenso che la pratica del bunga bunga gli ha alienato”, mentre Dario Francescini (Pd) lancia l’invito: “Tutti di nuovo in piazza come le donne il 13 febbraio senza simboli e bandiere a difendere la suola pubblica dagli insulti di Berlusconi”.

“Una pura idiozia”. Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia, commenta così le affermazioni fatte ieri dal premier Silvio Berlusconi sulla scuola pubblica. “La libertà di iscriversi dove si vuole c’è sempre stata – spiega il filosofo veneziano – e in secondo luogo la scuola non deve assolutamente essere ripetizione di ciò che si ascolta in famiglia”. Perciò “uno che sostiene queste cose fa capire che non ha mai letto una riga di Platone e di nessun altro. Quella di Berlusconi è una pacchiana e drammatica ignoranza. Una dimostrazione di incompetenza in tutto ciò che non sia fare soldi”. Il Cavaliere, ribadisce Cacciari, “non ha la più pallida idea di cosa sia l’educazione. Il compito della scuola come agenzia educativa, pubblica o privata che sia, deve essere educare all’autonomia e al pensiero critico contro l’omologazione”. Dunque, taglia corto il pensatore veneziano, «Berlusconi sta solo tentando di raccattare un po’di voti cattolici: è deprimente”.

Anche Francesco Scrima, responsabile del comparto scuola della Cisl, è assai critico. “Per la scuola si sta facendo molto meno di quanto si dovrebbe. Ne sia consapevole chi presiede il governo, senza lanciare accuse generiche e strumentali agli insegnanti, a cui si continua a chiedere tanto e a dare troppo poco. Abbia rispetto per chi tiene in piedi con competenza e dedizione, tra mille difficoltà, un servizio fondamentale come quello che la scuola pubblica rende al Paese”.

Antonio Di Pietro, leader dell’Idv afferma: “Sui temi dei valori e dell’istruzione Berlusconi non può certo dare lezioni! Infatti, se c’è qualcuno che è stato l’esempio negativo per i nostri giovani è proprio il Presidente del Consiglio. La nostra Costituzione garantisce il diritto allo studio. Ed è grave che chi rappresenta le istituzioni, non solo non lo difenda, ma lo attacchi con le parole e i fatti. La legge Gelmini e gli ingenti tagli apportati all’istruzione, alla cultura e alla ricerca confermano la precisa volontà di smantellare un sistema che era il fiore all’occhiello di tutta Europa”.

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