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Afghanistan. Ucciso il tenente Massimo Ranzani. I talebani rivendicano l’attentato

KABUL – E’ morto poche ore fa un militare italiano del quinto Reggimento Alpini, mentre era a bordo del veicolo blindato Lince con altri 4 commilitoni rimasti feriti.

Secondo una prima ricostruzione il mezzo stava rientrando alla base dopo aver pattugliato la zona di Shindand , quando verso le 12,45 ora locale è esploso un ordigno di tipo Ied (Improvised Explosive Device) che ha coinvolto il Lince. Nell’esplosione è morto un alpino, il tenente Massimo Ranzani 37 anni originario di Ferrara,  mentre altri 4 militari sono rimasti feriti. Si tratta della 37ma vittima italiana  uccisa in territorio afghano dal 2002. Le condizioni dei quattro militari  ricoverati presso l’ospedale da campo Role 2 di Shindand non destano   preoccupazioni tra il personale sanitario e nessuno di loro versa in pericolo di vita. I talebani hanno rivendicato attraverso il loro sito web. In una breve nota firmata dal portavoce dei Talebani, Qari Yusuf Ahmadi, gli insorti sostengono che “una mina, collocata dai mujahidin” nella zona “del distretto di Adar Sang ha distrutto un mezzo in pattugliamento di Isaf”, la Forza internazionale di assistenza alla sicurezza in Afghanistan. L’esplosione, conclude il comunicato, è avvenuta “alle 14” ora locale e “ha ucciso o ferito tutti gli invasori che si trovavano sul mezzo”.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla morte del tenente degli alpini Massimo Ranzani, rimasto ucciso oggi in Afghanistan. Il reato ipotizzato è quello di attentato a fini di terrorismo e di eversione. Il fascicolo è stato aperto dal procuratore aggiunto Pietro Saviotti e affidato ai pubblici ministeri Giancarlo Amato e Franscesco Scavo.

Nel frattempo vengono battute dalle agenzie di stampa decine di messaggi di cordoglio. Tuttavia il tragico episodio innesca nuovamente le polemiche sull’utilità della presenza dei nostri militari in Afghanistan visto che ormai si potrebbe parlare di vittime annunciate.
Proprio pochi giorni fa, Dazebao realizzò un’intervista all’onorevole Di Stanislao, primo firmatario della mozione poi respinta alla Camera per il ritiro delle nostre truppe in Afghanistan. E sempre oggi proprio gli stessi che votarono contro continuano a dimostrarsi dispiaciuti per l’accaduto nell’incoerenza delle loro scelte.  
Lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi oggi parla di un calvario e si chiede se gli sforzi che l’Italia sta facendo per la democrazia in quel lontano paese stia  andando in porto. La risposta evidentemente è no. L'”esportazione della democrazia” tanto auspicata da Bush è decisamente fallita. E l’Aghanistan è sempre più vicina ad un epilogo molto simile a quello che fu per il Vietnam.

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