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Jazz. Giovanni Guidi Quintet sulle strade della sperimentazione

ROMA – Non è più una promessa del jazz italiano: Giovanni Guidi, giovane ma già esperto pianista, può così lanciarsi sulle strade della sperimentazione musicale con un quintetto a suo nome.

E chiamare a suonare sotto la sua direzione artisti con un pedigree consolidato: uno su tutti, Gianluca Petrella, affermatissimo trombonista apprezzato anche Oltreoceano. Nell’ambito della rassegna “Musica per Roma”, il Giovanni Guidi Quintet si è presentato all’Auditorium Parco della Musica nella sua formazione più recente: ad accompagnare il leader ci sono Thomas Morgan al contrabbasso, Gerald Cleaver alla batteria e Michael Blake al sax tenore e appunto Petrella.
I cinque hanno realizzato anche un disco, (We don’t live here anymore), dal quale attingono per questa esibizione, assieme al precedente album di Guidi (The House Behind This One). L’approccio è piuttosto ostico per le orecchie del pubblico: la sperimentazione è sì testimonianza di coraggio ma, spinta all’eccesso, può provocare straniamento negli ascoltatori. Durante Windmill piano e contrabbasso dettano il timing con lentezza, e lasciano ai fiati il compito di delineare il tema. Uno schema che si ripeterà anche in Begatto Kitchen, anche se qua l’attacco sarà dettato da Petrella e Blake.

E sono proprio sax e trombone a imporsi come primattori del combo: ottimi sia in tandem (Begatto Kitchen e Neverland Last Days) che nei duetti con gli altri (Guidi e Blake in Neverland Last Days, e forse ancor più Petrella e Cleaver in Oczer). Se i due fiati non avevano bisogno di molte presentazioni, ha sorpreso la sicurezza della sezione ritmica: Morgan e Cleaver hanno mantenuto un sound sempre pulito, che ha messo a proprio agio gli altri componenti della band (anche se l’assolo di batteria in Neverland Last Days ha strappato applausi).
Dal canto suo, Guidi non ha mai dato l’impressione di voler forzare sui tasti, preferendo il ruolo di collante (quello che si richiede a un leader) a quello di solista (eccezion fatta per l’assolo di Neverland Last Days). In generale, il quintetto è sembrato più convincente nei brani più fluidi, quando il gusto per la melodia ha superato quello per l’approccio più introspettivo. Ma il gruppo è giovane e di talento e avrà tempo per affinare anche questi aspetti.

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