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BERGAMO – Gli inquirenti sono ormai quasi certi che Yara Gambirasio sia stata uccisa nel luogo dove è stata ritrovata. Un ciuffo d’erba stretto nella mano confermerebbe questa ipotesi.

Gli investigatori pensano che il corpo sia sempre stato lì nascosto dalla vegetazione, anche il ritrovamento della batteria e della sim card accanto al cadavere è un segnale chiaro: se l’omicida avesse portato il corpo senza vita della ragazza qualche tempo dopo l’uccisione, certamente non si sarebbe preoccupato di riportare anche i pezzi del telefonino. Comunque ripetiamo che questi indizi aspettano conferme scientifiche che si avranno solo dopo l’autopsia.
Dai primi rilevamenti sembra che la ragazza abbia tentato di ribellarsi. Il ciuffo d’erba stretto in una mano potrebbe essere inteso come estremo gesto di aggrapparsi alla vita. Per ora tutto fa presumere che Yara è stata assassinata per aver resistito a un’aggressione di natura sessuale, uccisa a coltellate pochi minuti dopo la sua uscita dalla palestra di Brembate, e, quasi certamente, nelle vicinanze del campo dove sabato è stata ritrovata.
Purtroppo, come abbiamo già evidenziato ieri, anziché usare un pensiero che indaga, da subito si sono ricercate tracce metafisiche predeterminate nella mente di credenti, e superstiziosi. Basti solo pensare che ad ogni delirio di un veggente, e ce ne sono stati almeno duecento, le forze dell’ordine andavano a seguire quelle tracce magiche. Non parliamo poi del fatto che ha coinvolto un povero extracomunitario colpevole solo di non appartenere a quella comunità forcaiola dove molto probabilmente si nasconde l’assassino della ragazzina.

Ora, e solo ora,  si parla del ‘mostro della porta accanto’, se si fossero controllati subito i cellulari delle persone ‘della porta accanto’, anziché quelli degli extracomunitari, forse si sarebbe trovato subito il colpevole.
Tutti  continuano a ripetere che quel posto è stato controllato e ricontrollato, ma sembra più una scusa per assolvere la coscienza dei ricercatori che una certezza assoluta. E anche questo non aiuta la ricerca della verità. E a proposito di verità e di realtà umana, si rimane sconcertati di come per parlare di questa tragedia si usino i campi semantici religiosi o freudiani/psicanalitici di bassa lega e non psichiatrici. È  chiaro che chi ha commesso il crimine è un grave malato di mente, ed è chiaro che la malattia non può essere chiamata ‘male’, perché la parola male si riferisce a qualcosa di religioso o di magico. Eppure si continua a parlare di ‘male’ e di ‘orco’ e non di malattia mentale e malati di mente: “Io parlerei piuttosto della banalità del male. Il male è in mezzo a noi e dentro di noi. Non basta colpevolizzare qualcuno bisogna lavorare perché questo male che è dentro di noi non sfoci in atti di questo genere”. Ha detto la preside della scuola media delle Orsoline, dove andava a scuola Yara, suor Carla Lavelli, confermando quanto freudismo e religione si fondano culturalmente per annebbiare la vista: dire “questo male che è dentro di noi non sfoci in atti di questo genere” condanna, chi crede ancora in questa vulgata psicanalitica /religiosa, alla non conoscenza, e a credenze demoniache. Questa credenza così radicata nella nostra cultura dove freudismo e psicanalisi sono impastati in un modo assurdo, dice che tutti gli esseri umani, essendo discendenti di Caino, sono potenziali assassini, e che solo religione, il ‘super io’ freudiano e la ragione, possono tener a bada questo “male” demoniaco che se da un lato ci sovrasta dall’altro ci deresponsabilizza dalle nostre azioni. Tanto è vero che per i preti pedofili basta l’assoluzione per mondarli dal peccato … e chi ha ucciso Yara è certamente un pedofilo. Forse sarebbe il caso di investigare anche da quella parte … anziché chiamare maghi e sensitivi.

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