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No Dal Molin. Albera: “Il governo ha mentito. Faremo ricorso alla Corte di giustizia europea”

VICENZA – Sulla base militare statunitense Dal Molin a Vicenza, il governo italiano ha mentito, sapendo di mentire.

Lo proverebbero – stando a quanto afferma Giancarlo Albera del coordinamento dei comitati cittadini – le  ultime “soffiate” di Wikileaks tradotte e pubblicate nei giorni scorsi da L’Espresso.

Qual è la novità più rilevante emersa  dalle comunicazioni dei diplomatici Usa riguardo la vicenda Dal Molin?
Il governo italiano sapeva che la nuova base non  avrebbe avuto scopi difensivi, cioè non sarebbe rientrata tra le finalità della Nato, essendo destinata ad interventi in Africa e Medio Oriente. Ed era anche consapevole della possibile illegittimità della decisione di concedere agli Stati Uniti una base militare da considerare extraterritoriale rispetto all’Italia.

Da cosa si può dedurre  tutto ciò?
Erano  al corrente delle complicazioni legali e per questo presero tempo prima di comunicare a dicembre 2008 la decisione di stabilire a Vicenza il comando terrestre Africom con “compiti dichiarati” di sicurezza e assistenza umanitaria, nonostante l’accordo fosse stato siglato un mese prima, a ridosso dell’insediamento di Barack Obama. Dai cablogrammi si scopre che in precedenza il ministro della Difesa, La Russa, aveva assicurato i suoi referenti all’ambasciata con queste parole: “se anche dovessero vincere i ricorsi presentati contro l’ampliamento della base, vi garantiremo comunque una soluzione”. Si riferiva al pronunciamento del Consiglio di Stato, che avrebbe potuto confermare la sospensione della costruzione della base stabilita in precedenza dal Tar veneto. Tuttavia il 29 luglio 2008 il Consiglio di Stato ribaltò il giudizio del tribunale amministrativo. C’è da ricordare poi che il 2 ottobre lo stesso Consiglio di Stato giudicò inammissibile il referendum popolare da noi presentato, a soli 3 giorni della consultazione. Detto per inciso: il massimo organo giuridico-amministrativo è di fatto un’emanazione del governo. Il presidente è nominato dal Consiglio dei ministri e i consiglieri sono consulenti presso i gabinetti dei ministeri.

Cosa avete pensato  alla pubblicazione di queste informazioni? Quale lettura politica si può dare di quanto accaduto?
A bbiamo avuto una conferma delle nostre riserve e dei nostri dubbi. E’ stato dimostrato che la nostra non era una ricostruzione di parte, ma che c’è stata una prevaricazione della ragione di Stato a danno della ragione dei cittadini. Queste rivelazioni dimostrano poi come l’Italia abbia abdicato alla propria sovranità. Altro tema da discutere sarebbe quello della reciprocità nei rapporti con gli Stati Uniti: l’Italia potrebbe mai realizzare un’opera del genere, di 800 mila metri cubi, su territorio statunitense? E’ tempo inoltre di rivedere quegli accordi bilaterali, citati spesso a sproposito, e che di fatto non sono stati rispettati.

Quali saranno le vostre prossime azioni?
Con il nostro gruppo di avvocati stiamo valutando la possibilità di fare ricorso alla Corte di giustizia europea.

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