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Pirateria marittima: cresce malessere familiari ostaggi pirati somali

ROMA – Quello verificatosi in Pakistan e in India sono episodi molto singolari, ma anche il segnale di un forte e crescente malessere tra i familiari dei marittimi ostaggi dei pirati somali.

Il  primo marzo scorso i familiari di quattro marittimi pachistani, trattenuti in Somalia, ostaggi dei pirati somali, hanno inscenato una manifestazione di protesta davanti al ‘Karachi Press Club’ di Karachi. I manifestanti, che mostravano cartelli e foto dei familiari ostaggi dei pirati somali, scandivano slogan contro il governo pachistano che finora non avrebbe fatto nulla per garantire il rilascio dei quattro cittadini pakistani trattenuti in Somalia. Si trattava delle famiglie di Syed Wasi Hassan, Ali Rehman, Syed Muhammad Alam e Muzammil. Si tratta di parte dei membri dell’equipaggio del mercantile ‘MV Suez’ battente bandiera panamense e di proprietà di una compagnia di navigazione egiziana Mar Rosso Navigation Co.

 

Il cargo è stato catturato il 2 agosto del 2010 nel Golfo di Aden mentre era in navigazione dal Pakistan al porto di Massawa in Eritrea con un carico di sacchi di cemento. Da allora son trascorsi sette mesi ed ogni giorno che passa in più, le famiglie sono sempre di più preoccupate per l’incolumità dei loro cari a bordo della nave catturata. Nel settembre del 2008 la stessa compagnia egiziana aveva dovuto già versare nelle casse dei pirati somali un riscatto di 1,5 milioni di dollari per il rilascio della MV Mansourah e del suo equipaggio. Alla manifestazione del primo marzo a Karachi hanno preso parte anche i figli del capitano Syed Wasi Hassan comandante della MV Suez. I bambini tenevano stretto nelle mani la foto del loro papà in divisa da ufficiale della marina mercantile pachistana. Secondo quanto rivelato dal quotidiano indiano ‘Times of India’ i marittimi sarebbero in condizioni critiche a causa della mancanza di cibo, ricevono solo una manciata di riso bollito al giorno, e per la continua navigazione. Il cargo sarebbe continuamente spostato lungo la costa somala del Puntland. Fino al 12 dicembre scorso era ancorato al largo di Danaane Ceel, ma  l’ultima segnalazione, risalente al primo gennaio scorso, indica la nave di nuovo in navigazione. I pirati somali, che li trattengono in ostaggio insieme alla nave, dopo aver inizialmente chiesto un riscatto di 5 milioni di dollari lo scorso 28 febbraio hanno fatto sapere che si ‘accontenterebbero’ per il loro rilascio di 2,4 milioni di dollari. A bordo del mercantile vi erano 22 marittimi, 6 indiani, 4 pachistani, 1 cingalesi e 11 egiziani. La gang del mare somala che li trattiene, di fronte al diniego di trattare della compagnia proprietaria della nave ha poi, deciso un rilascio selettivo. Nel senso che ha rilasciato gran parte degli ostaggi e ora trattiene solo i quattro pachistani e i sei indiani. Anche di questi si conoscono i nomi. Si tratta di NK Sharma, Satnam Singh, Parshad Chohan, Sachin Padoran, John Rose Bisco e Ravinder Singh. Anche i loro familiari hanno inscenato una manifestazione di protesta davanti agli uffici del ministro Bhupinder Singh Hooda in India nella speranza di ottenere  una qualsiasi garanzia dal loro governo per il rilascio dei loro cari ostaggi dei predoni del mare somali. Essi hanno anche incontrato rappresentati della compagnia di navigazione del MV Suez senza però, ottenere alcuna risposta positiva in quanto  il proprietario della nave ha rifiutato di pagare il riscatto ai pirati somali. Per ottenere il rilascio dei dieci marittimi, sempre secondo il quotidiano indiano sta mediando l’ex ministro federale per i diritti umani e presidente dell’Ansar Burney Trust International, Ansar Burney. L’ex diplomatico ONU ha fatto notare ai pirati che le famiglie degli ostaggi sono molto povere ed ha chiesto loro di ridurre ulteriormente la loro richiesta di riscatto.

 

Da parte loro i sequestratori hanno fatto sapere di volere un milione di dollari subito, da versare su una banca offshore, la Malysia Islam Berhad Labuan a New York, e poi, entro tre settimane al massimo il saldo imponendo al tempo stesso un ultimatum di cinque giorni di tempo per pagare o avrebbero ucciso gli ostaggi. Di recente Burney si è espresso in maniera critica e di condanna per l’atteggiamento tenuto dai governi federali dei dieci marittimi, India e Pakistan. Finora nessuno dei due governi si è mosso per aiutare i familiari dei marittimi ostaggi dei pirati somali mettendo a disposizione fondi per pagare il riscatto o ha adottato misure efficaci che consentano di farli liberare. La pirateria marittima è cresciuta di molto negli ultimi anni al largo della Somalia favorita soprattutto dal fatto che il Paese africano è dilaniato dalla guerra civile e che si trova nei pressi di una delle rotte marittime più importanti del mondo, quella che collega l’Oriente e l’Occidente. Qui gang del mare vi spadroneggiano e catturano mercantili e uomini trattenendoli in ostaggio fino a quando non ricevono un riscatto per il loro rilascio. Un riscatto che viene pagato dal governo del Paese di origine dei marittimi o dalla compagnia marittima proprietaria della nave.

 

Nel 2010 gli ostaggi sequestrati dai pirati somali hanno raggiunto il numero record di 1181 marittimi. Secondo Ecoterra i pirati somali attualmente trattengono in ostaggio almeno 50 navi e almeno 700 marittimi di diverse nazionalità tra cui anche cittadini europei. Si tratta di 6 navi vettori di tipo bulk, in tutto 123 marittimi, 8 piccole imbarcazioni di legno, 40 marittimi, 1 nave per il trasporto di gas liquido, 17 marittimi, 2 Yacht, uno è SY CHOIZIL sudafricano e l’altro è SY NG danese, 9 marittimi, 14 pescherecci, 158 marittimi, 4 petroliere tra cui l’italiana Savina Caylyn, 102 marittimi, 12 navi da carico, 226 marittimi, 3 navi varie, 73 marittimi, e un rimorchiatore. Un bottino di navi e uomini mai registrato negli ultimi sette anni. Ostaggi trattenuti dai pirati somali finchè qualcuno non pagherà per il loro rilascio un riscatto. Le condizioni in cui sono tenuti questi uomini sono spaventose ed inoltre, essi sono soggetti ad ogni tipo di abuso sia fisico sia psicologico. Alcune di questi ostaggi sono in mano ai pirati anche da oltre un anno. Si tratta dei sei marittimi di nazionalità yemenita equipaggio della MV SOCOTRA 1 catturata nel Golfo di Aden il 25 dicembre del 2009. Quello che più lascia perplessi è che in tutta questa vicenda tutto questo avviene nonostante che le marine militari di 25 Paesi abbiano inviato in quelle acque loro navi da guerra a pattugliare il mare del Corno D’Africa e dell’Oceano Indiano. Uno sforzo, quello della comunità internazionale, dal costo di diversi milioni di dollari annui che però, non sembra dare i frutti sperati almeno dal punto di vista del contrasto alla pirateria marittima. Una dimostrazione è il fatto che i pirati somali sono sempre di più i padroni del mare al largo della Somalia visto che continuano indisturbati nella loro attività criminale in lungo e in largo nell’Oceano indiano e nel mare del Corno D’Africa. Anzi ora, negli assalitori ricorrono anche a tattiche più violenti ricorrendo anche all’uso degli ostaggi come scudi umani per difendersi da blitz militari. Il numero delle imbarcazioni arrembate dai pirati somali nei primi due mesi del 2011 ha superato già quello dello stesso periodo dello scorso anno. Un trend in crescita che fa temere che quello del 2010, già superiore del 10 per cento rispetto a quello del 2009, possa ulteriormente crescere.

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