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Affittopoli romana. Tra tanti litiganti chi gode davvero?

ROMA – Destra e sinistra romane si scambiano accuse. La destra, che attualmente governa la Capitale, accusa la sinistra di aver male operato nella gestione degli immobili di proprietà comunale negli anni in cui Rutelli e Veltroni hanno guidato il Campidoglio; la sinistra, di rimando, accusa Alemanno di non aver agito in senso positivo per la valorizzazione dell’immenso patrimonio immobiliare capitolino da quando, nel maggio del 2008, è sindaco della Capitale.

In mezzo a questo scontro di titani si guardano bene dal farsi notare i veri beneficiari di tante azioni ed inazioni, ovvero i titolari di contratti di locazione a prezzi di favore e gli ormai fieri e felici proprietari di ex pezzi del patrimonio pubblico.
E’ però sempre più necessario proseguire in quella azione di trasparenza totale e definitiva che proprio dalle colonne di Dazebao abbiamo richiesto per primi.
In base all’ormai celebre decisione del Garante della Privacy è infatti chiaro come si possa procedere ad una proposta normativa che renda obbligatorio rendere noto, da parte di tutti gli enti pubblici che gestiscono un patrimonio, sia direttamente che indirettamente tramite SpA o altre forme  societarie, i nomi ed i canoni di locazione di ogni singola unità immobiliare.
Va inoltre ribadito con la massima forza che va fatta una netta distinzione tra chi occupa un immobile pubblica in virtù di un sacrosanto diritto, ovvero perché ha presentato una domanda, è stato inserito in una graduatoria ed ha ottenuto una abitazione, e chi occupa una casa perché ‘graziato’ da una qualche forma scherzosa di semi dio della magione.

Anche perché la soluzione che si inizia a ventilare potrebbe essere peggiore del male, la alienazione del patrimonio immobiliare assicurando sostanziosi sconti agli inquilini potrebbe infatti servire per continuare a graziare, stavolta in via definitiva, chi occupa magioni principesche a prezzi irrisori.

Nel caso quindi di occupanti per motivi diversi dall’assegnazione da graduatoria andrebbe del tutto esclusa la possibilità di accedere ad abbattimenti di prezzo.
Ci si troverebbe infatti nella situazione paradossale del vip che abita in centro, in una casa milionaria ‘soffiata’ al  nucleo in difficoltà che, pur avendo i requisiti, si è trovato a non vedersi assegnato alcun alloggio, con il vip che gode, inoltre dello sconto ed il poveraccio che la casa se la deve andare a comprare o fittare a prezzi pieni di mercato.
Su questa lunghezza d’onda qualcuno si sta muovendo, il senatore Pedica dell’IdV, ad esempio, ha proposto, in una nota pubblicata oggi, di azzerare tutti i contratti e che vengano applicati i veri prezzi di mercato, proprio perché a quei prezzi “meglio darli a persone in difficoltà che a ‘benestanti privilegiati’”.
Noi continueremo a tenere alta la guardia perché riteniamo che il patrimonio pubblico, se ben gestito, può essere un potente strumento sia per finanziare le funzioni degli enti locali che per attuare le, ormai purtroppo trascurate e quasi desuete, politiche redistributive del reddito verso le fasce più deboli della popolazione.

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