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Apocalisse Giappone. Forse i morti sono 20 mila. Fukushima: si teme lo scoppio di un reattore

TOKIO – Il bilancio ufficiale del Governo giapponese è di 1.700 morti e oltre 700 dispersi ma ogni ora che passa ci dice che l’apocalisse giapponese potrebbe riservare amare sorprese. Nella sola prefettura di Miyagi i morti sarebbero oltre 10 mila. Una stima approssimata fra cadaveri e dispersi ci informa che probabilmente i morti sono oltre 20 mila. Più di 600 cadaveri sono stati trovati lungo le coste nord orientali delle prefetture giapponesi di Miyagi e Iwate. Lo riportal’agenzia Kyodo. Fonti ufficiali riferiscono che il bilancio finale delle vittime del disastro provocato dal terremoto e dallo tsunami che ha colpito il Giappone potrebbe essere molto superiore a duemila. Nel nord est, vicino all’epicentro, le autorità hanno perso i contatti con decine di migliaia di residenti.

Lo stato di allerta per nuove ondate giganti è stato rimosso oggi dalle autorità giapponesi. Secondo l’ Agenzia, il terremoto di venerdì è cominciato proprio al largo di Sanriku. L’ Agenzia sostiene che la scossa – che secondo le ultime valutazione è stata del grado 9 della scala Richter – ha provocato lo spostamento delle faglie sottomarine che si trovano al largo delle coste centrali di Sanriku, Miyagi e Fukushima. Koshun Yamaoka, professore di geofisica all’ Università di Nagoya, ha affermato di «sospettare» che «diverse faglie si siano mosse una dopo l’altra in una vasta area che va dalla prefettura di Sanriku a quella di Ibaraki».

Sono 1.167 le persone che risultano disperse nella prefettura di Fukushima, vicina lal zona più colpita dal terremoto e dallo tsunami che venerdì scorso hanno colpito il nord-est del Giappone. Lo indica l’agenzia Kyodo. La prefettura di Fukushima è situata sulla costa pacifica del Giappone, a sud di quella di Miyagi dove si sono verificati i danni più importanti.

Intanto gli esperti hanno rivisto la magnitudo del terremoto giapponese, portandolo a 9, uno dei massimi mai registrati sul nostro pianeta. In termini di grandezza, la revisione al rialzo della Jma, porta il sisma di venerdì al quarto pari posto nella lista della Us Geological Survey (Usgs), alla pari con di quello del 1952 nella penisola di Kamchatka e dopo il terremoto del 1960 in Cile (9.5), e quelli dell’Alaska del 1964 (9.2) e di Sumatra del 2004 (9.1).

Allarme nucleare

Dopo il violentissimo sisma e lo tsunami distruttivo, ora il vero problema è il rischio nucleare. Complessivamente, nelle aree a rischio sono state evacuate oltre 400 mila persone. Ma non si hanno cifre sicure su coloro già contaminati, che sono migliaia. Il secondo reattore della centrale di Fukushima è stato danneggiato ed ora si teme che possa esplodere.

I sei impianti nucleari di Fukushima

Fukushima I è un complesso che comprende sei impianti nucleari, più altri due in fase di costruzione. Dei sei impianti, soltanto tre (quelli indicati con i numeri 1, 2 e 3) erano in funzione al momento del terremoto di venerdì scorso, mentre gli altri erano spenti per manutenzione. Non si può escludere che negli impianti 2 e 3 possa ripetersi il problema che si è verificato ieri nell’impianto numero 1. Tutti e tre i reattori in funzione si sono spenti automaticamente in seguito al terremoto e il problema nell’ impianto 1 è nato quando è stato danneggiato il sistema di emergenza che garantisce il raffreddamento del reattore, evitando il surriscaldamento che in condizioni estreme potrebbe portare alla fusione del materiale combustibile. Si è deciso così di evitare l’accumulo di calore con il rilascio controllato di vapore e in seguito, come previsto in questi casi, si è deciso di utilizzare l’acqua di mare per il raffreddamento. Gestita dalla Tokyo Electric Power Company (Tepco), la centrale si trova nella città di Okuma, a circa 200 chilometri da Tokyo, nella prefettura si Fukushima. La sua costruzione è cominciata nel 1966 e il primo impianto è entrato in attività nel 1971. I sei impianti sono del tipo Bwr (Boiling water reactor), sono stati progettati dall’americana General Electric e dalla Hitachi e complessivamente producono oltre 4.500 MW. Le centrali di questo tipo utilizzano acqua demineralizzata per raffreddare il reattore. Il calore prodotto dal processo di fissione nucleare che avviene all’interno del reattore viene raffreddato dall’acqua che, riscaldandosi, vaporizza. Il vapore così ottenuto viene utilizzato per azionare una turbina e quindi viene fatto condensare e torna ad essere acqua allo stato liquido che rientra in circolo nel reattore. Al momento del terremoto negli impianti 1, 2 e 3 sono scattate le valvole di isolamento del reattore ed è stato così interrotto il flusso di vapore alle turbine. Da quel momento il reattore è stato isolato dal resto della centrale e in questo caso il raffreddamento è garantito da un sistema di emergenza, azionato da generatori diesel. L’acqua necessaria dal sistema di emergenza è prelevata da grandi serbatoi interni all’edificio del reattore e il valore prodotto viene condensato all’interno dell’impianto e rimesso in circolo. Se questa situazione si protrae a lungo, come è avvenuto ieri nell’impianto 1, per evitare l’accumulo di pressione il vapore può essere scaricato all’esterno (come è avvenuto ieri) su autorizzazione dell’ autorità locale per la sicurezza nucleare.

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