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Governo. Romano giura al Quirinale. Napolitano: “Chiarire la sua vicenda giudiziaria”

I cosiddetti “Responsabili” hanno atteso la nomina per votare a favore del conflitto di attribuzione per il caso Ruby. Fabio Granata (Fli): “Nominato ministro un inquisito per mafia e corruzione”

ROMA – Aspettavano il premier al varco. Il gruppo dei cosiddetti “Responsabili” ha atteso il giuramento di Saverio Romano prima di esprimere il suo “sì” al conflitto di attribuzione fra Parlamento e Magistratura nel caso Ruby, che ha avuto il parere favorevole della giunta per le autorizzazioni oggi alla Camera dei deputati. Un episodio significativo di come Silvio Berlusconi sia sottoposto al ricatto, oltre che della Lega, anche del gruppo neo-costituito dopo la campagna acquisti del dicembre scorso condotta, con piglio manageriale, da Denis Verdini. Nel rimpasto di oggi Galan ha assunto il dicastero dei beni culturali del dimissionario Sandro Bondi.

Il giuramento di Romano, le perplessità di Napolitano

Alle 12,45 il neo-ministro ha giurato nelle mani del Capo dello Stato ma non è stato un giuramento indolore. Napolitano, infatti, ha espresso più di una remora sulla nomina. In una nota del Quirinale si precisa che “Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal momento in cui gli è stata prospettata la nomina dell’on. Romano a ministro dell’Agricoltura, ha ritenuto necessario assumere informazioni sullo stato del procedimento a suo carico per gravi imputazioni. Essendo risultato che il giudice delle indagini preliminari non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Palermo, e che sono previste sue decisione nelle prossime settimane, il capo dello Stato – si legge ancora nella nota – ha espresso riserve sull’ipotesi di nomina dal punto di vista dell’opportunità politico-istituzionali”. “A seguito, dell’odierna formalizzazione della proposta da parte del presidente del Consiglio, il presidente della Repubblica ha proceduto alla nomina non ravvisando impedimenti giuridico-formali che ne giustificassero un diniego. Egli ha in pari tempo auspicato che gli sviluppi del procedimento chiariscano al più presto l’effettiva posizione del ministro”. Una vicenda che ricorda molto da vicino quella della nomina di Aldo Brancher ad un ministero senza portafoglio, risoltasi poi con le dimissioni del ministro che avrebbe voluto sfruttare il nuovo incarico per poter usufruire del legittimo impedimento per un processo alle porte, a seguito del quale è stato riconosciuto colpevole.

Un premier sotto ricatto

“Le proposte congiunte di parere di Fli-Udc, e Pd-Idv, sarebbero passate se, all’ultimo momento, non fosse intervenuto il soccorso al fotofinish dei cosiddetti Responsabili che, guarda caso, hanno calato l’asso un istante dopo la notizia della nomina di Saverio Romano a ministro dell’Agricoltura” afferma Federico Palomba, vicepresidente della Commissione Giustizia alla Camera e capogruppo IDV, che poi aggiunge: “Un raro tempismo quello dei Responsabili che fa capire molto bene il rapporto stretto che intercorre tra scambio e coerenza”.

Secondo Italo Bocchino (Fli) “La posizione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dimostra in maniera incontrovertibile che Silvio Berlusconi non è più in grado di agire liberamente nella sua attività di governo. Ha, infatti, dovuto sottostare al diktat dei Responsabili e nominare ministro Saverio Romano nonostante le note e annunciate perplessità del Quirinale. L’ha dovuto fare per assicurarsi il voto dei ‘disponibili’ in Giunta per le autorizzazioni a procedere su questioni che sono del tutto personali. È ormai evidente che siamo in una situazione senza precedenti che mette a repentaglio la libertà di azione del presidente del Consiglio”. Ancora più duro il commento di un altro finiano Fabio Granata: “Le perplessità espresse dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano sulla nomina di Saverio Romano a ministro evidenziano la bassezza dell’operazione politica del 14 dicembre con la conseguente nascita dei Responsabili. Che un gruppo parlamentare particolarmente disponibile condizioni il suo voto in Giunta per le autorizzazioni a procedere alla nomina di un ministro inquisito per mafia e corruzione rende bene l’idea dell’assenza di morale all’interno della maggioranza e del governo”.

Secondo la Procura milanese il processo Ruby va avanti

Il processo a carico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per il caso Ruby non si fermerebbe anche qualora la questione del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, su cui la giunta della Camera oggi ha espresso parere favorevole, arrivasse davanti alla Corte Costituzionale, dopo il voto di Montecitorio. Lo spiegano fonti della Procura di Milano. Qualora infatti la Camera votasse per sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Consulta, ritenendo il reato di concussione contestato al premier (è accusato anche di prostituzione minorile) di competenza ministeriale, la Consulta, spiegano dal quarto piano del palazzo di giustizia, prima si dovrebbe esprimere sull’ammissibilità del conflitto. E nel caso fosse dichiarato ammissibile, poi la corte dovrebbe entrare nel merito della decisione. In precedenti simili casi, però, spiegano fonti giudiziarie, i processi non si sono fermati nè per attendere la decisione sull’ammissibilità nè durante l’attesa del giudizio di merito sul conflitto di attribuzione. Nel secondo caso il processo si arresterebbe in attesa della pronuncia sul merito, soltanto prima della sentenza.

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