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Roma. I Lavoratori Eutelia subiscono l’ennesimo oltraggio alla dignità!

ROMA – Il tribunale ordinario di Roma ha condannato 12 lavoratori di Eutelia a tre mesi di reclusione, per il presidio da loro effettuato in azienda, durante una delle fasi  più dure della vertenza.

Nel 2009 i lavoratori ex Eutelia,dopo diversi mesi passati senza ricevere lo stipendio, occuparono la sede dell’ azienda per protesta contro i licenziamenti e le truffe della società. La notte del 10 novembre 2009, Samuele Landi ex AD, fece irruzione nella sede via Bona a Roma,  con l’ ausilio  di 17 vigilantes che si ‘spacciarono’ insieme allo stesso Landi, per appartenenti alle Forze dell’ordine.
La condanna a tre mesi di reclusione è stata convertita in una pena pecuniaria di 7.600 euro a testa. Il procedimento era stato aperto proprio su querela del Landi, attualmente latitante a Dubai. 
“E’ paradossale che adesso a pagare sulla vicenda Eutelia siano dodici lavoratori, condannati senza sapere nemmeno di essere indagati e denunciati da quegli stessi manager che oltre a distruggere l’azienda con pratiche illegali tentarono un’irruzione paramilitare violenta per sgomberare i lavoratori da una giusta occupazione”. Dichiara il segretario del Pd di Roma Marco Miccoli.

“Sento il dovere di autodenunciarmi pubblicamente perche’ a quella occupazione ho partecipato attivamente – prosegue – recandomi piu” volte all’interno dell’azienda durante quei mesi per partecipare a iniziative e portare solidarieta’ ai dipendenti in lotta contro l’illegalita’ e per difendere il loro posto di lavoro”. “Ricordo – continua Miccoli – che come presidente della Commissione provinciale Lavoro convocai, proprio in azienda, una Commissione a cui parteciparono l’assessore Smeriglio e altri consiglieri provinciali. Se quindi e’ ipotizzabile un reato per chi ha lottato contro l’illegalita’ per difendere il proprio futuro e le proprie famiglie, ebbene di quel reato mi sono macchiato anch’io”.

Il vero paradosso di questa ‘storia’ tutta Italiana è che i veri indagati sono i componenti della famiglia Landi, i padri-padroni di Eutelia, protagonisti di vari reati fra cui la bancarotta fraudolenta di società da loro gestite.
“La notizia mi ha provocato due reazioni: amarezza e dissenso sul piano giuridico” ha affermato all’ indomani della condanna, il procuratore aggiunto di Roma, Nello Rossi, responsabile dell’inchiesta sul crack dell’Agile-Eutelia. “I lavoratori non sono estranei rispetto all’azienda nella quale lavorano giacchè possono fare assemblee e utilizzare i locali per fare sindacato e quindi il fatto che in un momento di gravissima crisi aziendale stanno all’interno della fabbrica in una sorta di assemblea permanente dovrebbe escludere di considerarli come invasori della fabbrica stessa”. Ha ripreso Rossi “In questi anni come coordinatore del gruppo criminalità economica ho visto di tutto – ha continuato Rossi – ‘Falsi’ imprenditori che ottengono indebiti vantaggi rispetto alla concorrenza ed enormi profitti non pagando per anni neppure una lira di imposte e imprenditori imputati di bancarotta applauditi, mentre dialogano in tv con la fidanzata, da platee televisive del tutto ignare del fatto che sono, tra l’altro, accusati di non aver pagato i contributi previdenziali ai loro dipendenti”. Il procuratore Rossi ha coordinato il gruppo di pubblici ministeri che ha chiesto e ottenuto il giudizio per Samuele e Isacco Landi, ex vertici dell’Agile. Il processo, in cui sono parte civile più di 800 lavoratori, riprenderà davanti ai giudici della IV sezione penale il 23 maggio prossimo. “La reazione dei miei colleghi e mia è sempre stata ‘zitti e pedalare’ – ha proseguito Rossi – lavorando per accertare responsabilità e fare processi seri e necessari. Ma in questo caso, diverso, di fronte a un procedimento che non appartiene al nostro gruppo, mi sento di ritornare cittadino ed esprimo il mio disappunto. Una spiegazione possibile dell’accaduto sta forse nel fatto che il procedimento per decreto di cui parliamo è stato fatto tutto sulle carte senza nessun contraddittorio davanti al giudice e in effetti il giudizio con un dibattimento e contraddittorio comincerà quando i lavoratori proporranno, come annunciato, opposizione al decreto penale di condanna emesso nei loro confronti”. “Come magistrato ho piena fiducia proprio nel contraddittorio e nel giudizio – ha sottolineato Rossi – Del resto, di fronte a vicende così sensibili socialmente. Ritengo, e non credo di essere il solo a pensarlo, che non ci debba essere spazio per una aprioristica difesa corporativa ma dobbiamo guardare con franchezza al nostro operato sapendo fare, all’occorrenza, critica e autocritica”. 
Viene da chiedersi come sia possibile che una vertenza così drammatica abbia questo epilogo scandaloso.
Questa nostra Italia è diventata il paese delle leggi ‘ad personam’, dove a pagare sono quasi sempre le fasce deboli. E dove i lavoratori si sentono inesorabilmente soli, abbandonati dalle istituzioni e dimenticati dall’opinione pubblica.

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