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Immigrazione. Lampedusa, cronache dall’inferno

AGRIGENTO – Chissà se l’iniziativa di un centinaio di giovani tunisini, armati di ramazze per ripulire da rifiuti e cartacce le strade del centro storico, è riuscita a placare per qualche ora la rabbia degli isolani e lo sconforto delle istituzioni. Al di là delle buone intenzioni, infatti, Lampedusa è ormai un’isola al collasso.

E se il ministro Bossi dà fiato alla bocca per pronunciare un vernacolare “fora da i ball” , in puro stampo popolar- leghista, il presidente della Repubblica Napolitano, in visita negli Stati Uniti, fa appello al sentimento di unità nazionale per promuovere una soluzione condivisa dell’emergenza profughi. Stile oratorio a parte, il problema rimane: un esercito di disperati, per lo più tunisini, affronta ogni giorno il tratto di mare che li separa da Lampedusa, moderna Ellis Island del terzo millennio. L’impennata degli sbarchi ha fatto sì che il numero di immigrati approdati sulle coste della piccola isola siciliana finisse per superare quello dei residenti. Una situazione senza precedenti, che l’insofferenza della popolazione e l’inadeguatezza delle strutture di accoglienza rischia di far precipitare. A rincarare la dose Dino De Rubeis, sindaco di Lampedusa: “Nella nostra  isola al momento ci sono 6.200 immigrati – ha dichiarato in conferenza stampa – dunque 2.000 persone non mangiano”.

 

La società che gestisce l’accoglienza dei migranti, infatti, sarebbe chiamata a distribuire solo 4200 pasti al giorno. Alla scarsità di cibo si aggiunge quella relativa alle strutture di accoglienza. Risultato: centinaia di profughi ammassati qua e là, con tende improvvisate sul molo, strade trasformate in fogne a cielo aperto e carenza igienica. A parlare di situazione sanitaria critica sono gli ispettori inviati dal ministro della Salute Fazio e incaricati di monitorare il possibile rischio di epidemia. Per evitare un pericoloso collasso sanitario, perciò, si dovrebbe procedere a un trasferimento repentino del maggior numero di profughi possibile, in modo da tenere sotto controllo le condizioni igieniche nell’isola. Indicazione raccolta dal ministro dell’Interno Maroni, che ha predisposto un piano di accoglienza nazionale basato sull’assegnazione di una quota di migranti a ciascuna regione italiana, in una percentuale di un profugo ogni mille abitanti. A tale scopo saranno costruite apposite tendopoli e ristrutturate caserme in disuso. Le operazioni di evacuazione dei migranti dall’isola siciliana, intanto, sono già partite. Una delle prime destinazioni è Taranto, più precisamente la tendopoli di Manduria, pronta ad ospitare fino a 1500 persone. Per domani è previsto l’arrivo di sei navi, con una capienza totale di 10mila posti, per il trasferimento completo dei migranti. Il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, dal canto suo, auspica il blocco assoluto degli sbarchi. “Bisogna non consentire che a Lampedusa sbarchi una sola persona, dopo che le navi avranno portato via i migranti presenti nell’isola –  ha spiegato – La situazione a Lampedusa è drammatica. C’è un’emergenza sanitaria, igienica, alimentare e della sicurezza”.

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