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Radiohead: The king of limbs. How to excite completely

ROMA – Il pretesto per tornare a parlare dei Radiohead ce lo offre la pubblicazione in forma fisica dell’ultimo lavoro “The king of limbs”, già disponibile esclusivamente in formato digitale da circa un mese.

Ma procediamo con ordine: a metà febbraio i Radiohead annunciano che il disco è pronto ma che inizialmente verrà distribuito on line, scaricabile da un link al prezzo di 7 euro. Tutto questo senza l’intermediazione di alcuna casa discografica e senza la consueta anteprima per la stampa.
Si tratta di un disco abbastanza breve, circa trentotto minuti, che successivamente sarà pubblicato e quindi disponibile in tutti i negozi dal 29 marzo. Per i fan c’è anche la versione in vinile ordinabile dal sito con vari gadget annessi, tra i quali un art work completamente biodegradabile: quasi la stessa cosa già sperimentata con il precedente “In rainbows”, solo che allora l’offerta per il download era libera.
In più si vocifera che “The king of limbs” sia in realtà un album doppio, con la seconda parte che dovrebbe essere pubblicata a breve.

Il tentativo di dimostrare la loro indipendenza da tutti i meccanismi del business è evidente, anche se ormai l’originalità di queste operazioni è paragonabile a quella di chi inventa un detective strampalato per poter vedere pubblicato il suo libro. In ogni caso i Radiohead, insieme a pochi altri, mi vengono in mente i Pearl Jam con i loro live disponibili on line a poche ore dal concerto, sono pur sempre dei precursori e l’essersi accorti in anticipo che i metodi  di fruizione della musica sono in continuo cambiamento e evoluzione non può che aver deposto a loro favore.
Tornando alla musica, “The kings of limbs” è un disco che può essere diviso in due parti: la prima più elettronica e una seconda più alla Radiohead.
Note di pianoforte appena accennato introducono “Bloom”, dall’andamento vertiginoso, con la batteria di Phil Selway a farla da padrone, pezzo che sembra proseguire il discorso iniziato da Thom Yorke nel suo splendido album solista, “The eraser” del 2006. La successiva “Morning mr. Mapie”, eseguita spesso in concerto in versione acustica, ora viene vestita di trame elettroniche: il risultato è un brano in crescendo ipnotico, con la voce di Yorke che aumenta la tensione. Se “Little by little” ci conferma che i Radiohead sanno ancora scrivere potenziali hit-single, “Feral” è forse il pezzo più coraggioso del lotto, con drum machine e basso in evidenza, brano che sembra uscito da “Cosmogramma” dei Flying Lotus.

“Lotus flower”, scelto come primo singolo, ha le carte in regola per diventare insostituibile in qualsiasi ideale greatest hits del gruppo, e introduce la seconda parte del disco, quella che in teoria non dovrebbe riservare troppe sorprese. Poi però arrivano una dopo l’altra “Codex” e “Give up the ghost” e ti chiedi come sia possibile che un gruppo come i Radiohead, da quasi vent’anni sulle scene, acclamato da critica e pubblico sia in grado di scrivere canzoni capaci di emozionarti completamente: tra “How to disappear completely” e “Pyramid song” la prima, splendida ballata che ricorda il Neil Young di “On the beach” la seconda, con la chitarra acustica di Greenwood che supporta il canto quasi sussurrato di Yorke. Chiude il tutto “Separator”, perfetto pezzo di chiusura dall’andamento rilassato.
Più coraggioso di “In rainbows”, ma non ai lvelli di “Kid A/Amnesiac”, “The king of limbs” è tutto fuorchè un disco di transizione: forse solo il tempo ci saprà dire che posto occupa nella discografia dei Radiohead, ma non gli si può negare la capacità di mantenere inalterato il rispetto e la considerazione che tutti, dagli addetti  ai lavori al pubblico, nutrono nei loro confronti.

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