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Lampedusa. Lo ‘tsunami umano’ non è ancora finito.

LAMPEDUSA (AG) – Tutto fermo oggi a Lampedusa. Un mare troppo mosso impedisce ai traghetti di attraccare, quindi i circa 4000 migranti dell’isola rimangono dove sono. Niente partenze, niente arrivi. Anche gli sbarchi ovviamente sono impossibili. Considerando che nemmeno gli aerei si sono mossi, la situazione sembra al momento congelata. Non verrà dunque mantenuta la promessa di liberare l’isola entro le 48-60 ore indicate mercoledì dal presidente del Consiglio.

Un po’ di malumore serpeggia tra i tunisini, che lamentano mancanza d’informazione e mancanza di organizzazione sulla collina della vergogna. Nonostante il loro numero si sia ridotto, continuano a scarseggiare i viveri. Protesta anche Amnesty International, che condanna il trattamento riservato ai migranti dal governo. “20.000 persone sono gestibili, da parte di un paese moderno. Egitto e Tunisia ora ne devono accogliere 200.000 provenienti dalla Libia. Il governo italiano ha causato questo stato di cose, non organizzandosi a dovere. Aveva detto che avrebbe fornito aiuti umanitari ai paesi africani, ma in realtà ha creato una crisi umanitaria”, ha accusato la delegazione di Amnesty giunta sull’isola.

 

LA SITUAZIONE A MANDURIA. Intanto continuano gli arrivi di migranti in Puglia. Ora il loro numero nella tendopoli di Manduria è salito di 1700 unità. Numero che sembra destinato a ridursi leggermente, e non per azioni concordate tra governo e altre regioni. C’è un varco nel recinto, creato dai vigili del fuoco per compiere dei lavori nell’area. Alcuni tunisini ne hanno approfittato per fuggire. Direzione probabile la Francia.

Altri migranti invece si sono limitati a protestare, oggi, intorno a mezzogiorno. Si sono arrampicati sulle recinzioni, hanno issato degli striscioni e hanno iniziato a chiedere a gran voce di avere il permesso di andare via. Vogliono lavorare e raggiungere i parenti. Hanno assistito alle proteste un gruppetto di politici locali, di diverse aree politiche: il presidente nazionale di Fli, Andrea Ronchi; i parlamentari Patarino e Tatarella; l’assessore regionale della Puglia, Nicola Fratoianni; il presidente del consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, e il sindaco di Manduria, Tommasino.

 

A PROPOSITO DI FRANCIA. E’ stata ufficialmente rimproverata di non collaborare dal commissario UE agli affari interni Cecilia Malmstrom. La quale ha anche aggiunto che l’Italia otterrà altri fondi per finanziare i rimpatri. Un chiaro segnale di attenzione e appoggio da parte dell’Unione Europea, come ha fatto notare il ministro degli Esteri Franco Frattini. Che non ha risparmiato una nuova critica verso il governo francese, reo di non collaborare e di non rispettare le regole europee.

 

UN MARONI AGGRESSIVO. Per ottenere l’aiuto dovuto da parte della Francia, il ministro dell’Interno Maroni ha deciso di usare una strategia più aggressiva. Il governo inizierà a fornire i migranti di permessi di soggiorno temporanei, motivati dalla volontà degli stessi di ricongiungersi con parenti oltr’alpe.  Questo escamotage burocratico di fatto dovrebbe impedire ai francesi di fermare il passaggio dei tunisini. Nella conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi, Maroni ha anche aggiunto che per fermare questa crisi umanitaria, la principale strategia è il rimpatrio. E’ per questo motivo che il ministro intende chiedere di rispettare gli accordi al governo tunisino. La Tunisia deve impegnarsi a bloccare le partenze, e allo stesso tempo deve accettare le navi italiane con i migranti da rimpatriare. Il presidente del Consiglio, che ha definito la crisi ‘uno tsunami umano’, ha precisato che si adopererà di persona per far accettare alla Tunisia 100 rimpatri al giorno.  Dal governo tunisino però, al momento fanno sapere che non sono disposti ad accettarne così tanti, e che gli accordi con l’Italia ne prevedono solo 4 o 5 al giorno.

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