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Palestina, tra raid e assedi mentre Israele approva leggi razziste

Due gorni fa l’ultimo morto. Continua l’assedio ed è  impossibile reperire la farina. E mentre in tutta l’area si commemora “il giorno della terra ” del ’76, Israele approva leggi razziste

GAZA – Un palestinese morto ed un altro ferito in seguito all’ennesimo raid israeliano di mercoledì scorso vicino Rafah, nel sud della striscia di Gaza. Il raid aereo ha colpito le due vittime mentre erano in moto. Secondo un comunicato delle Brigate Al-Qods, i due giovani erano militanti della Jihad islamica. I raid di mercoledì sono da considerare come la consueta e sproporzionata reazione israeliana, al lancio, martedì sera, di alcuni razzi da Gaza verso Israele. Razzi che non hanno provocato nè vittime nè danni. L’offensiva israeliana di queste settimane non si ferma: aerei da guerra  hanno bombardato diversi obiettivi intorno a Rafah (i tunnell della sopravvivenza), Gaza City, e a nord della Striscia a Sudania e Beith Hanoun.Testimoni oculari hanno visto bombardare l’ex sede dei servizi segreti di Arafat, un edificio denominato “la nave”, e un piccolo palazzeto per lo sport di Gaza. Caccia f16 hanno bombardato anche Maqqousi, un quartiere a Est di Gaza city producendo gravi danni agli edifici. Avantieri poi scuole in buona parte chiuse, marce e raduni  in Galilea e in varie città della Cisgiordania e di Gaza  per commemorare  le sei vittime e le decine di feriti delle manifestazioni del 30 marzo del 1976, il Giorno della Terra, quando la polizia israeliana aprì il fuoco sui dimostranti palestinesi che protestavano in Galilea contro la decisione del governo di confiscare altra terra araba. La polizia ha schierato in Galilea e nel Negev migliaia di uomini pronti ad intervenire. L’Esercito ha presidiato con ingenti forze la Cisgiordania dove si sono svolte manifestazioni nei pressi dell’insediamento colonico di Bet El (Ramallah), a Nablus, Tulkarem e nei villaggi palestinesi minacciati dal «Muro» israeliano. Non sono mancati momenti di tensione ma, paradossalmente, a provocarli sono state proprio le due “autorita’” palestinesi. Testimoni riferiscono che la polizia dell’Anp di Abu Mazen ha arrestato una o piu’ persone che partecipavano al corteo diretto a Bet El. A Gaza , il governo di Hamas ha autorizzato solo manifestazione con tutte le fazioni politiche ma ha ordinato alla polizia di disperdere con la forza un corteo non autorizzato di alcune centinaia di giovani che chiedevano con slogan e striscioni la ricostituzione dell’unita’ nazionale palestinese

Oltre all’assedio militare c’è poi quello umanitario: l’agenzia ONU per i rifugiati, UNRAWA, distribuische ogni giorno circa 270 tonnellate di farina per gli oltre 750 mila palestinesi di Gaza. Il percorso dell farina è però seriamente ostacolato dai numerosi controlli imposti ogni giorno dalle autorità israeliane in prossimità del valico di Kerem Shalom, l’unico rimasto aperto, molto più piccolo degli altri e che chiude alle 12.00, creando infinite file, aumento dei costi di trasporto, ma , soprattutto, costringe la popolazione palestinese sotto assedio a vivere ai limiti della sopravvivenza, come denuncia il “World Food Programme”.

Intanto Abu Mazen, leader dell’autorità palestinese, annuncia che entro settembre la Palestina dichiarerà la sua indipendenza, unilateralmente se necessario. Purtroppo non è la prima volta che Abu Mazen rilascia dichiarazioni del genere, puntualmente ritirate o non attese. Tuttavia Israele ha paura di tale prospettiva dato il contesto della primavera maghrebina e dato anche il probabile endorsment che arriverebbe da alcuni paesi europei, Francia in primis. Nethaniau cerca quindi di fare pressioni sulla Russia affinchè spinga l’Europa a sostenere soltanto negoziati e non atti unilaterali ( è la strategia americana dei negoziati che non portano a nulla, ma che anzi servono a mantenere lo status quo, se non addirittura, come di fatto avviene, a facilitare l’espansione coloniale). Sul versante della politica interna invece fanno discutere le due nuove leggi espicitamente razziste approvate dalla Knesset che colpiscono la minoranza palestinese che vive in Israele (una mira alla creazione di comunità esclusivamente ebraiche  da cui gli arabi dovrebbero essere esclusi, l’altra invece taglia i fondi statali alle organizzazioni che rifiutano il carattere ebraico dello stato di Israele) e in particolare minaccia e punisce la libertà di espressione.

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