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Caso Ruby. I gerarchi berlusconiani per la soluzione di forza: l’improcedibilità

ROMA – Sta prendendo forza l’ipotesi estrema. Quella di mettere uno scudo di acciaio fra Berlusconi e i giudici sul caso Ruby. I gerarchi più fedeli al premier non sono unanimi ma gli indizi lasciano ritenere che si avvierà in Parlamento un procedimento finalizzato ad impedire qualsiasi processo sul caso Ruby.

L’IMPROCEDIBILITÁ. Il ricorso alla cosiddetta “improcedibilità” è concepita così come lo stratagemma per rendere totalmente impunibile Silvio Berlusconi, attivando il conflitto di attribuzioni presso la Corte Costituzionale. Non solo ma, secondo alcune fonti, i gerarchi vorrebbero mandare un segnale preciso ai giudici costituzionali – considerati “comunisti” e quindi politicamente avversi all’attuale governo e soprattutto al suo premier – consistente in una dichiarazione ufficiale del Parlamento con la quale si dichiara senza mezzi termini che un presidente del consiglio non si può processare, così come qualsiasi ministro, perché, in tal caso, la Magistratura attuerebbe un “golpe” ai danni degli elettori. Si tratta della vecchia tesi alla Giuliano Ferrara, una tesi, questa sì, “eversiva” perché impedirebbe ad un potere dello Stato (la Magistratura, infatti, non è un “ordine professionale” come blaterano molti analfabeti costituzionali della destra, ma il terzo potere nella divisione classica introdotta in Europa da Montesquieu).

FURORI E TREMORI. I gerarchi sono consapevoli che il caso Ruby è il pericolo maggiore che il loro duce corre attualmente. I documenti raccolti dalla procura di Milano potrebbero portare ad una condanna del premier, che sarebbe per lui esiziale. Non ci sono ipotesi di prescrizione o di depenalizzazione (non possono depenalizzare l’induzione alla prostituzione minorile o il suo favoreggiamento, né la concussione). Un processo penale avrebbe una rilevanza mediatica eccezionale, con le cancellerie europee a seguire sgomente le sorti di un loro partener e ad abbassare ancora di più il livello di fiducia e di (poca) stima che tuttora nutrono per il nostro Paese. nonostante i falsi proclami berlusconiani (“Da ora in poi parteciperò a tutte le udienze”), il Cavaliere, in realtà, non ha nessuna intenzione di collocarsi sulla graticola del tribunale milanese. Ecco la necessità di sminare il terreno e di rendere impunito il premier.

GERARCHI COL BAZOOKA. Così stanno armando l’artiglieria pesante contro i magistrati milanesi. “Dobbiamo ribadire che, comunque vada alla Corte Costituzionale, noi non daremo mai l’autorizzazione per fare a Berlusconi il processo su un atto, quella telefonata in questura, che ha compiuto nella pienezza dei suoi poteri di premier” affermano all’unisono. Ma, secondo alcuni esponenti del Pdl come Ghedini, la cosa potrebbe non avere alcun effetto. Dal punto di vista della legge, qualsiasi atto parlamentare in tal senso non potrebbe impedire lo svolgimento del processo. Nemmeno il ricorso alla Consulta per il conflitto di attribuzioni dovrebbe essere in grado di fermare il procedimento, almeno secondo il parere dei pubblici ministeri milanesi. Secondo Nino Lo Presi, finiano membro della Giunta per le autorizzazioni, un documento del genere ha un valore inferiore allo zero: “Un documento che non ha alcun valore, men che meno nel processo, il quale andrà avanti comunque, sia col conflitto che con l’improcedibilità”. Ma, ciò che si evidenzia, è che la guerra sta per essere dichiarata. Sul corpo della legalità e dello Stato di diritto stanno per precipitare le palle atomiche dei gerarchi e del loro duce. Con conseguenze che non sono difficili da immaginare.

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