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Una risata ci seppellirà. La fenomenologia del berlusconismo colpisce ancora

ROMA – L’impero della barzelletta colpisce ancora. Lo sberleffo, la battuta fuori luogo e l’intrattenimento becero assomigliano sempre più alla colonna sonora di un berlusconismo che da più parti si vorrebbe al tramonto, ma che in realtà sembra nel pieno delle forze quando si tratta di strappare un sorriso agli astanti.

A distanza di pochi giorni dalla performance del premier sulla “mela che sa di fica”, questa volta è la governatrice del Lazio Renata Polverini a regalare l’imbarazzo di una battuta estemporanea e opportuna come un fulmine in un cielo primaverile. “Salutatemi i tunisini”, le parole in questione, mentre la numero uno della regione era intenta a salire su un’imbarcazione impiegata nella perlustrazione del Tevere. “Solo una battuta”, spiegherà qualche ora più tardi, giustificando così un atto che qualunque persona “normale”, a suo dire, avrebbe potuto compiere. Con la differenza che la suddetta ricopre un incarico pubblico e, quindi, ha delle responsabilità oggettive che la obbligherebbero a tenere un certo comportamento, specialmente nell’esercizio delle sue funzioni. Siamo infine sicuri che le persone cosiddette “normali” avrebbero dato sfogo alla stessa caduta di stile, con tanto di sfumatura xenofoba? Il dubbio è lecito e la speranza l’ultima a morire. Ci si augura, infatti, che non tutti gli italiani siano come quei sindaci campani che, forse soggiogati dall’imponenza di palazzo Grazioli, non hanno saputo opporre al deliquio berlusconiano sulla mela una seppur timida parvenza di disgusto. A fare male, infatti, sono soprattutto quei sorrisi, quei gridolini di ammirazione e compiacenza indirizzati a un premier che, in un contesto politico internazionale particolarmente delicato, non trova nulla di meglio da fare se non sperimentare per l’ennesima volta il ruolo che gli riesce meglio: il buffone di corte. Impotenti di fronte a questa deriva di volgarità, i suoi colleghi di partito sembrano aver messo da parte un pò di sana ribellione, in attesa di tempi migliori. In un editoriale apparso su Repubblica a firma di Francesco Merlo, si punta il dito contro la scurrilità e l’oscenità di questi teatrini, dove peggio del premier – attore “ci sono quelli che ridono”. A tale proposito viene opportunamente citata una frase del grande Petrolini, che così reagiva alla maleducazione di uno spettatore: “Non ce l’ho con lei, ma con quelli che le stanno accanto e non la buttano di sotto”. Risate di complicità che hanno il sapore amaro dell’oblio della coscienza e della difesa dell’indifendibile. Una risata ci seppellirà. Ma, forse, siamo già sepolti per metà.

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