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Le Donne del terzo millennio dicono No alla legge Tarzia

ROMA – La proposta di legge dell’onorevole Tarzia sui Consultori familiari ha suscitato l’indignazione di associazioni femministe e sindacati ma anche di cittadine e cittadini.

Sono 80.000 le firme raccolte contro questa proposta di legge che giovedì 14 aprile, saranno consegnate alla Regione Lazio.
Olimpia Tarzia (Lista Polverini) oltre ad essere prima firmataria della legge è anche Vice presidente nazionale della Confederazione Italiana Consultori Familiari di Ispirazione Cristiana e figura tra i fondatori del Movimento per la Vita. La proposta, è pesantemente criticata come riforma del settore consultoriale, ma soprattutto, poiché rappresenta una nuova impostazione del welfare familiare che giudica la legge vigente obsoleta e da riscrivere. Secondo molte donne, la Tarzia tenta di smantellare quello che resta delle conquiste storiche del femminismo italiano. I consultori, strutture socio sanitarie gratuite, sono ,infatti, nati dalle battaglie delle donne per l’autodeterminazione e il diritto di scelta .

La proposta di legge intende privatizzare i consultori Introducendo 2 tipologie di consultori: gestione ONLUS e privato lucrativo, ambedue finanziabili con soldi pubblici. La Tarzia, inoltre, riafferma senza mezzi termini, la priorità della “vita” e quindi dell’embrione (riconosciuto come soggetto giuridico) sul vivente, e pertanto sulla madre.
Entrando nel dettaglio della proposta, la legge intende abrogare l’attuale L.R. sui consultori (15/76, contrapponendosi, nel tentativo di bloccarle, a 2 leggi nazionali la 405/75 (legge di istituzione dei consultori) e la 194/78 (legge per l’ interruzione volontaria di gravidanza).
Secondo il sindacato USB questa legge, eversiva e ideologica, attacca pesantemente l’autodeterminazione delle donne poichè : Sostituisce alla donna (mai nominata sulla legge in quanto soggettività) la famiglia, riconosciuta come soggetto politico;
Riconosce un’unica tipologia di famiglia quella ‘naturale’ basata sul
Matrimonio.La legge, inoltre ,rende l’interruzione di gravidanza un percorso ad ostacoli per le donne poichè le obbliga ad ulteriori passaggi obbligatori (accoglienza, ascolto e proposta di soluzioni) prima dell’applicazione della legge nazionale 194.

A questa situazione bisogna aggiungere che nella Regione Lazio stanno diminuendo i consultori a fronte di una crescita di obiettori. Nella relazione annuale sulle IVG del Ministero della salute presentata in Parlamento nell’agosto 2010, si evince che mentre la legge 34/1996 prevede 1consultorio ogni 20.000 abitanti, nel Lazio sono presenti 163 consultori pari allo 0,6 per 20.000 abitanti, ne mancano quindi, almeno 118. Questo a fronte di un numero importante di obiettori. In questa regione, per questo motivo, su 100 ginegologi 86 non effettuano l’ IVG .
Le Donne del terzo millennio, lontano dai Bunga Bunga mediatici, giovedi 14 aprile sfileranno in corteo davanti la Regione Lazio, rivendicando a gran voce I diritti conquistati in anni di lotte. Nel rispetto delle libere opinioni, ma consapevoli che la possibilità di scegliere è la madre di tutti I diritti.

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