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L’ennesimo tragico incidente sul lavoro…. l’ennesima morte

ROMA – La vittima questa volta è un giovane venticinquenne di origine siciliana, Paolo Pulvirenti,  deceduto questa mattina poco prima dell’alba, dopo una notte di agonia.

La tragedia è avvenuta nel pomeriggio di ieri alla raffineria Saras di Sarroch, impianto della famiglia Moratti. La dinamica dell’incidente è praticamente sovrapponibile a quello già avvenuto due anni fa, il 26 maggio 2009, quando nella stessa raffineria, persero la vita tre operai (Bruno Muntoni, Daniele Melis, Pierluigi Solinas) intossicati delle esalazioni durante una operazione di pulitura di una cisterna.

L’incidente –  Secondo le indiscrezioni Pierpaolo Pulvirenti ieri insieme ad altri due colleghi siciliani dipendenti della società Star Service di Catania, Gabriele Serrano di 23 anni e Luigi Catania di 42 anni stava effettuando una manutenzione straordinaria nell’impianto Dea3, un sito a quanto pare non ancora bonificato, quando è stato investito insieme al collega Serrano da un getto di idrogeno solforato. Il terzo operaio Luigi Catania ha cercato di raggiungerli ma è precipitato da una scala fratturandosi una gamba. Pierpaolo Pulvirenti è deceduto per arresto cardiaco dopo essere stato rianimato prima dai medici del 118 e dopo essere stato trasportato all’ospedale SS Trinità di Cagliari. In fase di miglioramento invece le condizioni di Gabriele Serrano, anche lui rimasto intossicato, mentre non destano preoccupazioni le condizioni dell’operaio con frattura.
Sono ancora in corso i rilievi tecnici nella struttrura da parte dei Vigili del Fuoco, ma non si hanno tuttora informazioni complete. E’ stato inoltre aperto un fascicolo per omicidio colposo da parte deI sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Le indagini sono state affidate poi a Emanuele Secci, il pm che ha condotto anche le indagini sull’incidente di due anni fa.

Le reazioni dei sindacati e del mondo politico e del governo –  Unanime è stata la condanna da parte di tutti i sindacati di categoria che hanno espresso preoccupazione per il ripetersi di questi incidenti dovuti anche ai continui ritardi nelle azioni di prevenzione e per questo hanno  proclamato 8 ore di sciopero fino alle 17.00, in segno di ribellione nei confronti di uno stabilimento che sembra non avere alcun rispetto né per il territorio né per le persone che ci vivono e lavorano.
Gli operai si sono astenuti dal lavoro e gli ingressi all’impianto sono rimasti sbarrati anche ai dirigenti. Cisl e Cgil chiedono ora chiarezza sulle dinamiche e sulle responsabilità soprattutto alla luce del reiterarsi di infrazioni molto simili al passato.
Il segretario regionale del Pd Sardegna Silvio Lai, ha affermato: “…non è più tollerabile assistere inermi a queste tragedie. Il Pd si farà parte attiva nella ricerca delle responsabilità e chiede sin d’ora al Consiglio Regionale attraverso la commissione speciale costituita al suo interno che si proceda senza indugio e con la massima determinazione nella verifica di quanto accaduto ieri nello stabilimento della Saras di Sarroch e nella individuazione delle responsabilità perchè vengano finalmente accertate e sanzionate”. La presidente dell’Assemblea regionale della Sardegna, esprimendo il suo cordoglio ha affermato: “Non è ammissibile che i lavoratori continuino a morire per adempiere alle loro funzioni”.
Il governo dal canto suo nella persona del Ministro del lavoro Sacconi esprimendo solidarietà ha comunicato la predisposizione di un testo specificamente dedicato agli “ambienti confinati” per garantire “oltre a una specifica qualificazione degli appaltatori, una più adeguata informazione ai loro lavoratori e la vigilanza continua dell’appaltante in modo da prevenire ogni infortunio grazie alla compiuta conoscenza del contesto nel quale si effettuano le opere di pulizia e di manutenzione.

La ciclicità con la quale si susseguono queste morti, ci riporta alle giuste parole del Presidente Napolitano, pronunciate lo scorso ottobre, proprio in occasione della 60ma giornata dedicata alle vittime degli incidenti sul lavoro: “…Nonostante i progressi che hanno contribuito a contenere il grave fenomeno, continuano purtroppo a registrarsi ogni giorno infortuni sul lavoro, troppo spesso mortali, anche a causa di inammissibili superficialità e gravi negligenze nel garantire la sicurezza dei lavoratori…..”.

Parole importanti e pesanti come macigni, alle quali successivamente a queste sciagure del lavoro si richiamano ritualmente tante personalità del sindacato e della politica ma poi, il giorno dopo, ognuno torna alle proprie occupazioni. Il rammarico, la solidarietà spesso solo morali e poco sostanziali per le famiglie che si ritrovano senza un padre che letteralmente portava “il pane a casa”. Non bastano le campagne di comunicazione con frasi ad effetto e canzoncine sdolcinate, l’unico presidio preventivo sono la formazione professionale e i controlli, i controlli e ancora i controlli delle Istituzioni e degli Enti preposti, del Servizio Sanitario, dei Vigili del Fuoco, dell’Ispettorato del Lavoro, fino a quelli dei Carabinieri: sugli impianti, nei cantieri, nei luoghi di lavoro; sulle condizioni di lavoro, sulle procedure e il rispetto delle norme e degli equipaggiamenti.
La cultura della legalità non è sufficiente, se non si combatte la cultura del profitto e del risparmio a ogni costo.
E per favore non chiamiamole più morti bianche, sembra quasi un voler addolcire queste tragedie, che non a caso la magistratura quando apre le sue giuste inchieste usa termini giuridici esatti : “…….contro ignoti, per omicidio colposo”.

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