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Serata Campanile al teatro Vascello. La recensione

ROMA – Evento degno di nota e meritevole di appassionate lodi questo spettacolo realizzato dalla compagnia “Borgogni, Fedele, Lorimer”; “Serata Campanile”, un recital su testi del grande scrittore nostrano a partire da un’idea di Salvo Bitonti.

Impresa invero impegnativa, dato lo spessore del materiale letterario, quanto coraggiosa – in questa temperie di canaglia e di cultura degradata – quella di restituire vita teatrale ad una scrittura di incalcolabile pregio, raffinata, colta, priva della tanta volgarità che ghermisce il linguaggio – anche letterario – attuale. Impresa, altresì, che necessita di passione, intelligenza e sensibilità d’altri tempi; errore in effetti grossolano sarebbe quello di adagiarsi sulle ali protettive di una grande scrittura senza la preparazione ferrea, il lavoro certosino e la maturità necessarie a donarle voce e presenza.
Risultato di tale pruriginosa, audace scommessa, è uno spettacolo squisito, garbato, ironico, non disgiunto da una mirabile perizia degli interpreti e da un’assai elegante messa in scena. I testi, tratti da alcune delle più celebri opere di Campanile – “Gli asparagi e l’immortalità dell’anima”, “Tragedie in due battute”, “L’acqua minerale”, “Centocinquanta la gallina canta”, “La quercia del tasso” e molto altro – colpiscono per finezza, vis comica e agilità linguistica; gli attori – Cristina Borgogni, Massimo Fedele, Paolo Lorimer – si fanno apprezzare per preparazione, eleganza e padronanza assoluta dei propri strumenti.

Ne nasce un’interpretazione magistrale, in cui ogni singolo elemento si esalta in termini di pura eccellenza. Gli interpreti brillano per qualità della dizione, per le rigorose architetture delle voci, per la perizia coreutica. Doti necessarie, indispensabili alla nobile arte teatrale, spesso ignobilmente martoriate di questi tempi. In aggiunta a tali preziosi arnesi, forti di un itinerario già collaudato – “Serata Campanile” è da più di un anno in scena – Borgogni, Fedele e Lorimer mostrano un’affinità corale di perfezione assoluta, fatta di ingranaggi mirabilmente incastonati, di tempi giocati dalla perizia del contrappunto. Godibile, divertente, commovente per bellezza e garbo; si ride di gusto, per un’ora e mezzo circa, senza ascoltare neanche l’eco di una parolaccia, di una mezza volgarità.
Spettacolo che fa riflettere, entusiasma e solletica l’intelletto. Spettacolo che, nel suo coniugare ricchezza del testo e sopraffine qualità degli interpreti, si segnala come un regalo prezioso per chi vi assiste; come autentico privilegio di cui non privarsi, se si vive a Roma o si capita, in settimana, da quelle parti. In scena fino al 17 aprile.

Chiudiamo con un divertente coup-de-théatre. Al termine dello spettacolo chi scrive, causa maniglia difettosa, è rimasto chiuso in bagno. Circostanza invero complicata, dato che il bagno era al piano sottostante e che, per ragioni ben spiegabili con la fisica acustica, non c’era verso di farsi sentire. Situazione certo critica per il critico, avrebbe chiosato il grande Achille Campanile. Fortuna ha voluto che dopo pochi minuti il bravo Massimo Fedele, uno degli interpreti, entrasse in bagno per cambiare le lenti a contatto. Grazie al suo salvifico intervento – per cui di nuovo lo ringrazio – e ad un cacciavite, il tutto si è brillantemente risolto.
La magia del teatro, come sosteneva il grande Carmelo Bene, è anche questa.

Serata Campanile – dal 7 al 17 aprile, Teatro Vascello, Sala Studio
da un’idea di Salvo Bitonti;
Interpreti: Cristina Borgogni, Massimo Fedele, Paolo Lorimer;
per informazioni e biglietti www.teatrovascello.it;
http://www.teatrovascello.it/2011/schede/campanile.htm

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