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Montezemolo, prove tecniche di discesa in campo?

ROMA – Montezemolo e la politica, un binomio che potrebbe tradursi presto in realtà. Che il manager dal passato glorioso, ex presidente della Ferrari, della Fiat e della Confindustria, stia assaporando il fascino di una “second life” nella vita pubblica del paese sembra ormai un dato di fatto.

In questi mesi ogni frase da lui proferita, ogni sferzata indirizzata a ministri o rappresentanti del governo è passata al setaccio da politologi, opinionisti e  commentatori. Perfino la sua fondazione, Farefuturo, ha assunto la veste di probabile think tank finalizzato a una possibile discesa nell’agone politico. Solo qualche giorno fa Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia, annunciava dalle colonne del Corriere della Sera la candidatura di Montezemolo a nuovo referente dell’area moderata, delusa da un bipolarismo fallito e da un terzo polo senza mordente. Vera o soltanto probabile che fosse questa notizia, tanto è bastato perché si riprendesse a parlare di un Montezemolo futuro premier. Le credenziali sembrano esserci tutte: uomo di successo, carisma da vendere, formazione al di fuori delle strutture partitiche.

 

Un punto, quest’ultimo, essenziale, data la crescente disaffezione nei confronti di una politica percepita sempre più distante dal paese reale. Politica entrata più volte nel mirino del (futuro) leader, a suo dire colpevole di aver smarrito le esigenze produttive e industriali della nazione, di non aver attuato programmi di sostegno alle imprese e ai lavoratori, ma soprattutto di non aver saputo evitare il disfacimento delle istituzioni e della responsabilità pubblica. Espliciti segnali di dissenso che non sono passati inosservati e che hanno fatto storcere il naso a più di un “collega”. Se è vero, infatti, che la candidatura di Montezemolo rappresenterebbe un valore aggiunto in termini di voti, è anche evidente che la sua discesa in campo avrebbe un potere di fascinazione in grado di spaventare anche i politici di lungo corso. “Se vuoi parlare di politica devi entrare in politica”. Queste le parole che gli vengono rivolte ogni volta che prende la parola in pubblico. “Se questo è lo spettacolo che offre la nostra classe politica, beh, allora, cresce veramente la tentazione di prenderli in parola”. La risposta che il manager non ha mancato di far arrivare a chi di dovere. Salvo poi aggiungere, qualche giorno dopo, una battuta sferzante: “Io scendo nei parchi”. Sincerità o strategia attendista? Un modus operandi difficile da decifrare, anche se la macchina organizzativa ha bisogno di tempo, molto tempo, per stratificarsi, raccogliere adesioni, preparare l’opinione pubblica e l’immagine del futuro leader. Il sondaggio condotto da Affari Italiani, intanto, mostra un elettorato favorevole all’ipotesi di un Montezemolo in politica (59%), con una larga fetta (36%) pronta a votarlo. Il 32% degli intervistati colloca l’ex presidente di Confindustria in un’area centrista. I più entusiasti sono gli elettori di centrosinistra, i più scettici quelli di centrodestra.

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