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Milano. Parla l’autore dei manifesti-vergogna. Il Pdl lo lascia in lista alle Comunali

MILANO – Ci mette la faccia ma non la vergogna. Anzi, non ha nulla da rimproverarsi per aver fatto scrivere che le Brigate rosse sono dentro la Procura di Milano. Ma conferma che la scritta è una sintesi di quanto espresso da Silvio Berlusconi nei giorni scorsi a proposito di quegli stessi giudici.

«Quei manifesti sulla giustizia non volevano essere offensivi verso i magistrati, né mancare di rispetto alle istituzioni. Sono stati una provocazione». Intervistato dal Giornale sulla vicenda dei manifesti con la scritta ‘Fuori le Br dalle procure’ apparsi a Milano, Roberto Lassini spiega: «Non è mia la paternità ma sono il presidente onorario» dell’ associazione ‘Dalla parte della democrazia’ che li ha fatti realizzare e «allora eccomi – dice -, ci metto la faccia». Lassini spiega che l’associazione è «regolarmente registrata»: «l’abbiamo creata – aggiunge – apposta per dar manforte a Silvio Berlusconi» mentre, sul contenuto dei manifesti, osserva: «Credo che i militanti abbiano fatto una sintesi dell’espressione» del premier che ha parlato di brigatismo giudiziario. Lassini racconta poi la sua storia. Accusato di tentata concussione, «sono stato in carcere da innocente e ho perso tutto. In cella 42 giorni a San Vittore e poi 5 anni e mezzo per la sentenza di proscioglimento: risarcito con 5 mila euro» non sufficienti nemmeno per «le spese legali». Racconta anche che «la procura nemmeno fece appello. Nel frattempo però mi dimisi da sindaco» di Turbigo, in provincia di Milano; e poi si chiede: «quanti sono i casi come il mio? Noi siamo stati dimissionati da Tangentopoli!». Lassini spiega quindi il senso del suo invito alla mobilitazione: «È il sistema giustizia che non funziona. La nostra associazione è nata per sostenere il premier nella battaglia per la riforma». Certo, non funziona quando imputato è il premier.

Bisogna aggiungere che, come premio, il coordinatore lombardo del Pdl, Mario Mantovani, ha confermato che Roberto Lassini, resterà nella lista del partito per le prossime elezioni comunali di Milano, lasciando agli elettori il giudizio. Un uomo così è prezioso. Il Pdl non ne può fare a meno nella sua lotta quotidiana per sotterrare i magistrati della Procura milanese

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