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Siria. Sale il bilancio delle vittime a Homs. Il governo vieta qualsiasi manifestazione

DAMASCO – Questa notte centinaia di manifestanti sono stati picchiati dalle forze di polizia nella città di Homs, a nord del paese.

È quanto denunciano alcuni attivisti per i diritti umani in esilio. Salirebbero così a 10 le vittime di quest’ultimo scontro. Secondo alcune fonti, ma i dati sono ancora da accertare, in piazza al-Saa ci sarebbero state circa 20mila persone. La protesta è sempre la stessa: chiedere la fine del regime del presidente Assad e avere maggiore democrazia. L’agenzia di stampa ufficiale Sana ha parlato di tre soldati e tre bambini morti: “Bande di criminali armati hanno ucciso a sangue freddo il generale Khodr Abdo Al-Tellawi, i suoi due figli e suo nipote”. Secondo l’agenzia i corpi delle vittime erano stati “mutilati”.

Il ministro degli Interni, Mohammed Ibrahim al-Shaar,  ha diffuso un comunicato dove vieta qualsiasi forma di protesta nel sud del paese. Shaar ha ordinato ai connazionali di “astenersi dal prendere parte a ogni tipo di marcia, manifestazioni o sit-in, sotto qualunque bandiera fossero indetti”. Si moltiplicano intanto i gruppi su facebook a supporto delle proteste. Syrian Uprising 2011 Information Centre è un gruppo che documenta in tempo reale, con video e immagini, le repressioni di questi giorni. È di poco fa la notizia che un corteo di studenti della Facoltà di medicina dell’Università di Damasco sia stato bloccato con la forza. Mentre alcuni manifestanti sono stati picchiati e arrestati. Segnalazioni parlano di un’altra protesta questa volta davanti alla facoltà di Economia, dell’Università di Aleppo. Anche questa repressa con la forza.

Ad acuire gli animi la recente pubblicazione sul Washington Post di alcuni cablogrammi provenienti dal sito di Wikileaks. L’America è accusata di sostenere finanziariamente l’opposizione in Siria da oltre cinque anni. Il canale satellitare Barada TV, schierato contro il presidente Bashar Assad, avrebbe ricevuto circa 6,3 milioni di dollari stanziati all’interno del programma Middle East Partnership Initiative (MEPI). La TV fa capo al Movimento per la Giustizia e lo Sviluppo, un’organizzazione di siriani in esilio a Londra, che dal  2005, durante la presidenza  Bush e fino ad Obama, avrebbe ottenuto un flusso di finanziamenti. Al momento nessuna smentita arriva dalla Casa Bianca.

In Siria le proteste continuano. A suon di slogan incitanti alla libertà uomini e donne di ogni età reclamano i loro diritti. Come quelli dei curdi, che qui sono considerati cittadini di serie B. Da decenni i curdi siriani vivono ai bordi della società senza né il diritto all’assistenza sanitaria né all’istruzione. Il Presidente Bashar al-Assad ha annunciato che presto toglierà il coprifuoco e introdurrà una nuova legislazione, ma chi lo conosce non crede a queste parole. Anni di leggi razziali hanno creato un tale malcontento che non bastano le ipotetiche concessioni di Bashar al-Assad per acquietare gli animi.

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