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Tangenti. A Brescia in manette due assessore leghisti. Il partito li sospende

BRESCIA –  Quattro persone sono state arrestate dai carabinieri di Brescia in un’operazione denominata ‘easy ground’. Tra questi due assessori della lega Nord: Mauro Galeazzi e Marco Rigosa,  rispettivamente  assessore all’urbanistica di Castelmella e assessore ai Lavori Pubblici di Rodengo Saiano.

Insieme a loro stati arrestati il geometra Andrea Piva e l’imprenditore Antonio Tassone. Per tutti l’accusa è di corruzione mentre Galeazzi è accusato anche di peculato.  I provvedimenti sono stati emessi dal Gip presso il Tribunale di Brescia, Cesare Bonamartini, su richiesta del Pm Silvia Bonardi al termine di una complessa ed intensa attività d’indagine condotta, negli ultimi mesi, dai militari del Nucleo Investigativo. Nell’indagine risulta indagato a piede libero un altro dipendente dell’ufficio urbanistica di Castelmella. È stato accertato che Tassone, si legge in una nota dei carabinieri, impegnato nella realizzazione di un centro commerciale in Castelmella, intratteneva tramite il geometra, Andrea Piva, illeciti rapporti con la predetta Amministrazione Comunale ed, in particolare, con il Responsabile dell’ufficio tecnico, Marco Rigosa nonchè con l’Assessore all’urbanistica, Mauro Galeazzi.  

 

In particolare veniva ricercato un accordo per l’approvazione del centro commerciale da realizzarsi su di un terreno, sottoposto a vincolo paesaggistico-ambientale, che l’imprenditore aveva già opzionato mediante stesura di un contratto preliminare. Per rendere più celere e sicuro l’iter di approvazione del piano urbanistico, ammorbidendo i controlli di soggetti chiamati ad effettuare i necessari accertamenti e verifiche nell’interesse pubblico, in primis della commissione paesaggistica, sia affinchè, non vi fossero intoppi per ottenere il necessario nulla osta paesaggistico della Soprintendenza ai beni ambientali di Brescia si accertavam prosegue la nota, che Tassone pattuiva, per l’intera operazione, il versamento della cifra di 22 mila euro , dei quali 12 mila pagati a favore della società di Piva e di 10 mila, versati in contanti, dallo stesso imprenditore a Piva e da questi consegnati a Rigosa, che successivamente ne versava una parte all’assessore Galeazzi. Da ultimo l’assessore Galeazzi risulta indagato anche per il reato di peculato, poichè nella sua veste di pubblico ufficiale, avendo disponibilità di un’utenza mobile di servizio, intestata alla Provincia di Brescia, effettuava centinaia di telefonate a fini esclusivamente privati.

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