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L’omicidio di Melania, un rompicapo. Forse uccisa da uno spasimante segreto

ASCOLI PICENO – Bella era bella. Anzi bellissima. Capelli neri, alta, sempre sorridente, 29 annni. Chi la conosceva la descrive in questo modo: “Una donna in perfetta armonia con il marito, con il quale aveva uno splendido rapporto. Altruista e solare”. Gli investigatori non nascondono che la pista che stanno seguendo nasce proprio dalla sua avvenenza. Forse chi l’ha uccisa è uno spasimante segreto, un uomo che la perseguitava e che lei a stento riusciva a tenere a bada. Intanto è stata smentita la notizia che, sul pube, l’assassino avesse procurato un taglio a forma di svastica. Una delle tante notizie senza fondamento che si propagano in casi come questi.

LA SCOMPARSA DI MELANIA. Il marito di Carmela Rea, detta Melania, Salvatore Perolisi, ha ripetuto per decine di volte il racconto della scomparsa della moglie. Erano al parco giochi di Ascoli, insieme alla loro figlia. Melania ha detto di dover andare al bagno, Salvatore voleva accompagnarla ma la bambina si è messa ad urlare perché non voleva scendere dall’altalena. Così Melania si è persa. L’uomo le aveva chiesto di portargli un caffè ma nel bar davanti al parco giochi la donna non è mai arrivata.

HA INCONTRATO QUALCUNO. L’ipotesi più probabile è che la giovane donna abbia incontrato qualcuno ed abbia accettato di parlarci senza eccessivi timori. Forse è salita su un’auto ed è stata minacciata o immobilizzata. Questo spiegherebbe come mai non ci sia alcun testimone che, in un’ora così centrale della giornata (erano le tre pomeridiane), abbia riferito di litigi o rapimenti.

Melania è stata uccisa, nella notte fra lunedì e martedì, da una violenza selvaggia e malata: ben 35 coltellate sul suo corpo ne hanno determinato la morte per dissanguamento. Poi l’assassino ne ha depositato il corpo a 20 chilometri di distanza, in Abruzzo (Casermette di Civitella del Tronto, in provincia diTeramo), in un altro parco molto frequentato di giorno.

L’IPOTESI DEL SERIAL KILLER. Gli inquirenti sono sempre molto scettici su ipotesi di assassini seriali. Anche in questo caso non sembrano mettere in relazione l’omicidio di Melania con quello, avvenuto in circostanze molto simili, di Rossella Boffo, 47 anni, funzionaria della prefettura di Ancona, scomparsa il 4 maggio dell’anno scorso e ritrovata il giorno dopo poco lontana dal parco dove Melania è scomparsa (per l’omicidio di Rossella è però indagato un agente di polizia di Ascoli). Impossibile però non notare le analogie fra i due delitti: entrambe le donne (capelli scuri e lunghi) sono state uccise in modo efferato e l’omicida ha infierito sul corpo (falangi amputato, tagli pubici, nel caso di Melania una siringa conficcata nel costato). Nessuna delle due vittime ha subito violenza sessuale.

MELANIA NON ERA DEPRESSA. Sia il marito, sia il fratello di Melania, Michele, hanno smentito la versione secondo cui la donna era stata affetta da una depressione post-partum. Agli inquirenti hanno confermato che la donna era normalissima, curava con amore la figlioletta ed aveva un ottimo rapporto con il marito. Hanno anche confermato di aver ripetutamente telefonato a Melania, ascoltando gli squilli a vuoto, fino a quando il cellulare è stato spento. Il telefonino è stato trovato accanto al corpo, particolare che ha incuriosito gli investigatori, dato che in casi come questo l’oggetto, facilmente tracciabile, è il primo a scomparire.

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