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Brics, il futuro è ora. Basta Usa, il mondo è multipolare 


ROMA – I paesi del Brics vogliono realizzare un «grande disegno per una prosperità condivisa», cioè vogliono un mondo multipolare, non più quello unipolare di Geore W. Bush, né quello multi partner di Barack Obama e Hillary Clinton in cui gli Usa siano al timone di comando.

Questo è il messaggio forte mandato dai capi di stato dei paesi del Brics che si sono incontrati nell’isola cinese di Hainan per «sentire il polso» dell’economia mondiale e per definire nuove strategie di collaborazione.
Al vecchio Bric (Brasile, Russia, India e Cina) si è aggiunta una s, quella del Sud Africa, un paese di solo 50 milioni di abitanti che, per quanto piccolo rispetto alla Cina e all’India, è molto forte per la funzione assunta, cioè quella di portare l’intero continente africano nella nuova alleanza emergente.
È una notizia che ispira fiducia nel domani, rispetto alla drammatica situazione del Nord Africa.

Purtroppo il mondo dei paesi cosiddetti avanzati arranca, troppo ancorato ai fardelli del passato e ai seri problemi dell’oggi. A giorni, precisamente il 16 di maggio p.v., gli Usa dovrebbero raggiungere il limite massimo del debito pubblico consentito dalla legge finanziaria approvata dal Congresso: 14.300 miliardi di dollari! Dopo di che o sfondano il tetto creando nuovo debito o dichiarano default.
Con un deficit attuale dell’11% del prodotto interno lordo, qualsiasi decisione prenda, Washington rischia di mandare un messaggio destabilizzante ai mercati monetari e finanziari internazionali.
Da parte sua, purtroppo, anche l’Unione europea perde sempre più energia e visione strategica litigando su tutto, come dimostrano le ultime vicende della Libia e dell’immigrazione.
Rispetto a ciò i Brics invece fanno scelte concrete. Nel documento finale del citato summit si asserisce anzitutto che «riconoscendo che la crisi ha messo a nudo le inadeguatezze e le mancanze dell’attuale sistema monetario e finanziario internazionale, noi ne sosteniamo la riforma e il miglioramento attraverso la creazione di un sistema allargato di monete di riserva».
Si vuole quindi promuovere il ruolo dei Diritti speciali di prelievo e l’allargamento della composizione del paniere di monete che ne è alla base. Attualmente sono il dollaro, l’euro, la sterlina e lo yen. Quattro monete in difficoltà che non riflettono più la vera divisione del potere geoeconomico del pianeta.

D’altra parte la Cina da sola ha riserve per 3.000 miliardi di dollari e nel loro insieme i Brics ne contano 4.000 miliardi.
Il dollaro oggettivamente ha perso il ruolo di moneta centrale nel sistema economico internazionale. Non si può perciò ulteriormente ignorare il peso dei Brics che rappresentano il 18% per Pil mondiale e le loro monete.
Per superare la crescente instabilità del dollaro e il rischio di una guerra delle monete, essi hanno messo in campo nuovi accordi monetari che permettono loro di attivare linee di credito denominate nelle loro singole valute. In altre parole, gli scambi commerciali tra la Cina e il Brasile potranno, ad esempio, essere regolati in yuan o in real. Il volume degli interscambi commerciali tra i 5 paesi è pari a 230 miliardi di dollari. E’ una cifra ancora non molto rilevante ma in crescita, anche rispetto all’aumento di quasi il 30% annuo del commercio interno al Brics.
Ad Hainan comunque sono stati siglati decine di contratti per miliardi di euro: dagli aerei alle materie prime, dall’energia ai beni di consumo.
Sono le Banche di Sviluppo dei Brics che più di tutti lavorano su queste nuove strategie. La State Corporation for Development and Foreign Economic Affairs russa ad esempio sta per emettere obbligazioni in yuan sul mercato di Hong Kong. Si tratta di un passo ulteriore verso una maggiore indipendenza e diversificazione anche sui mercati finanziari.
Questa nuova situazione nello scenario mondiale dovrebbe suscitare interesse nell’Ue e in Italia. Si ricordi che le suddette banche hanno recentemente aderito al Long term investors club creato dalla rete delle Casse depositi e prestiti europee insieme alla Banca europea per gli investimenti. È una iniziativa importante che spinge la finanza pubblica e privata verso il credito per investimenti di lungo termine in infrastrutture, ricerca, nuove tecnologie, ecc.

I governi del Brics sono anche intervenuti contro i rischi rappresentati dalla crescita massiccia dei movimenti di capitali cross-border. Nei mesi passati parte della grande liquidità creata dalla Federal reserve è andata in cerca di più alti profitti nei paesi emergenti. Ha provocato una spinta inflazionistica e ha aggravato certe bolle speculative. Nelle grandi città brasiliane per esempio i valori immobiliari sono raddoppiati in poco più di un anno.
Nel documento finale del summit si pone grande attenzione «all’eccessiva volatilità dei prezzi delle commodities, in particolare degli alimentari e dell’energia, che crea nuovi rischi alla ripresa dell’economia mondiale». Si chiede fortemente la regolamentazione del mercato dei derivati sulle commodities e soprattutto la riforma del sistema finanziario per prevenire nuove destabilizzazioni dei mercati.

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