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Istat. La crisi la pagano i giovani. Disoccupazione in aumento

ROMA – Sono stati resi noti dall’Istat i dati provvisori relativi all’occupazione riferiti a marzo. Se da una parte aumenta la disoccupazione rispetto al mese di febbraio arrivando all’8,3 per cento, pari a circa 2milioni e 71 mila persone, era invece all’8,5 lo scorso, per quanto riguarda i giovani il lavoro resta un sogno nel cassetto per il 28,6 per cento delle persone di età compresa tra i 15 ed i 24 anni.

Un giovane su tre in Italia rientra quindi nell’ampia definizione di disoccupato, ha cioè svolto, come illustra l’Istat, almeno una azione attiva di ricerca di lavoro nelle 4 settimane che precedono la settimana di riferimento e sono disponibili a lavorare nelle 2 settimane successive, oppure sarebbero disponibili ad anticipare l’inizio di un lavoro o di una attività che inizierà nei tre mesi successivi.
Parliamo quindi di giovani che si sono dati da fare tra curriculum e domande, concorsi e questionari, ma che ad oggi hanno ricevuto come risposta, quando è andata bene, un secco ‘No, grazie’.

Chi invece ha un’età compresa tra i 15 ed i 64 anni, ha ormai gettato la spugna ed un lavoro non lo cerca neanche più rientra, insieme ad altre categorie, nel novero degli ‘inattivi’, un esercito composto da circa 15 milioni di persone che non studiano, non lavorano e non cercano un lavoro.

E l’aspetto più preoccupante è che il centro del dibattito politico ormai non verte più, e del resto come potrebbe, sulle soluzioni da adottare per fronteggiare quella che sempre più spesso viene definita emergenza occupazionale, ma ci si interroga sul senso dell’ottimista commento del Ministro del Lavoro che ha affermato: ‘Una ripresa per quanto moderata e’ in atto’ per poi aggiungere : “La stessa leggera crescita del tasso di disoccupazione, come rileva l’Istat, e’ dovuta alla diminuzione dell’inattivita’, in particolare dei giovani”
Nessuno stupore quindi nel leggere commenti infuocati da parte dell’opposizione.
Ad esempio Teresa Bellanova, deputata Pd in commissione Lavoro della Camera, che boccia l’operato dell’esecutivo ed afferma: “Un governo responsabile dovrebbe smettere di agire nel nome e per conto di un unico diktat: la propaganda. A maggior ragione quando si parla dei giovani di questo Paese, ai quali, questa maggioranza sta scippando quotidianamente il futuro. Vista la situazione dell’Italia ed i dati forniti dall’Istat che parlano di una disoccupazione giovanile al 28,6%, e’ evidente che le politiche improntate dal governo rappresentano, purtroppo, il nulla assoluto”.

Mentre il senatore Achille Passoni, membro PD della Commissione Lavoro si dichiara sorpreso per l’’ottimismo espresso dal ministro Sacconi in merito ai dati Istat, perche’ parlare di una ripresa moderata quando il tasso di disoccupazione giovanile e’ al livello record del 28, 6 % vuol dire assumere una posizione lunare rispetto ai problemi di centinaia di migliaia di giovani e delle loro famiglie”.

Per Passoni i dati rilasciati dall’Istat non fanno altro che restituire “con precisione la misura del fallimento del Governo Berlusconi: in Germania la disoccupazione e’ scesa ai livelli minimi dal 1992, mentre la situazione del nostro Paese e’ nella migliore delle ipotesi stagnante, ma con un risvolto drammatico per quanto riguarda le fasce giovanile, con 3 ragazzi su 10 che non hanno un’occupazione. Mentre in Europa il dato di riferimento si attesta intorno al 20%, l’Italia si mette negativamente in scia di Grecia e Spagna”.
Sulla medesima lunghezza d’onda anche la dichiarazione della senatrice Giuliana Carlino, capogruppo dell’IdV in commissione lavoro: “I dati che anche oggi registra l’Istat sulla disoccupazione sono preoccupanti e a pagare il prezzo piu’ alto sono sempre i giovani, quasi il 30% senza un impiego e il restante 70% costituito per lo più da precari. Ma il governo si rende conto a che punto siamo arrivati? Oppure crede che sia sufficiente tenere aperti i negozi il 1 maggio, festa dei lavoratori, per risolvere tutti i problemi economici del Paese?”.
A concludere la giornata negativa anche il balzo dell’inflazione con l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic) comprensivo dei tabacchi, che ad aprile ha fatto registrare, secondo le stime preliminari, un aumento dello 0,5% rispetto a marzo scorso e del 2,6% rispetto ad aprile del 2010. Il dato tendenziale è “il più alto da novembre 2008”. A Rilevarlo e pubblicarlo sempre l’Istat secondo cui a spingere i prezzi sono in primo luogo i trasporti e le bollette di energia elettrica, gas e metano.

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