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Lamberto Sposini reagisce agli stimoli. Polemiche per i tagli alla sanità

ROMA – Lamberto Sposini risponde agli stimoli del dolore durante le visite specialistiche. È quanto apprende l’Adnkronos da fonti qualificate, che definiscono questo un fatto positivo anche se evidenziano che l’emorragia cerebrale che ha colpito il giornalista era molto estesa. L’entità del danno sarà possibile conoscerla solo nelle prossime 24-48 ore, quando presumibilmente Lamberto Sposini verrà svegliato dal coma farmacologico. Sembra che la zona colpita dall’emorragia sia quella dell’emisfero sinistro, che corrisponde agli stimoli del linguaggio e del movimento. Le sue condizioni, precisano i sanitari, sono attualmente buone.

“Lo staff medico del Policlinico universitario Agostino Gemelli, coordinato dai professori Giulio Maira e Rodolfo Proietti, ha deciso di mantenere il giornalista Lamberto Sposini in coma farmacologico almeno per le prossime 48 ore. Le condizioni generali del paziente, ricoverato in Terapia Intensiva, sono buone. Sposini risponde agli stimoli dolorosi. Rimane in prognosi riservata”, questo il ternore del comunicato emesso dal Policlinico Gemelli.

Polemiche per i tagli alla sanità

Il reparto di neurochirurgia dell’ospedale Santo Spirito di Roma, dove è stato inizialmente portato ieri il giornalista Lamberto Sposini dopo il grave malore che l’aveva colpito, «è chiuso da gennaio di quest’anno, come previsto dal Piano di rientro dal deficit della sanità laziale». Lo sottolinea Domenico Iscaro, presidente dell’Anaao Assomed e medico al Santo Spirito, aggiungendo però che «la sala operatoria chiusa è ancora attrezzata, le apparecchiature sono al loro posto ma inutilizzate e il personale prende lo stipendio senza essere operativo». «Non voglio speculare – premette il medico – Sposini è apparso sin dall’inizio un caso molto grave: certo è che se fosse arrivato a dicembre 2010, quando ancora il reparto era funzionante, sarebbe stato sottoposto al drenaggio nell’arco di mezz’ora, un’ora al massimo», senza dover essere trasferito in un altro ospedale. Il punto è, secondo Iscaro, «che si è accentrata l’attenzione sui ritardi nei soccorsi e sui malfunzionamenti del 118, quando in un grosso e importante ospedale come il santo Spirito – rimasto l’unico punto di riferimento per il centro della capitale dopo la chiusura del San Giacomo – si decide di chiudere un reparto, lasciando apparecchiature e personale inutilizzato, che gira per l’ospedale senza poter operare. Dov’è il risparmio che si voleva ottenere? Di questo dovrebbe occuparsi la presidente Polverini, perchè a pagare sono ancora una volta i cittadini».

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