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ROMA – Prima lo strappo («se si continuano le ostilità può accadere di tutto»), poi l’avvertimento al premier («l’intervento in Libia non fa parte del programma di governo»). Infine, a sorpresa, una specie di apertura pur condizionata da «sei punti imprescindibili». La Lega continua a fare la partita nel governo e nella maggioranza nella difficile crisi libica. E lo fa, questa volta, abbandonando proclami e ultimatum, mettendo però nero su bianco i propri paletti. Una sorta di ‘pacchetto’ da «prendere o lasciare» articolato in una mozione che Bossi sottoporrà in anteprima alla sua base pubblicandola sulla Padania di domani prima ancora che depositarla in Parlamento. Ma i toni usati dal senatur, questa sera impegnato a Milano in un’iniziativa elettorale a sostegno della Moratti, e i termini utilizzati nella scrittura del testo, sembrano aprire qualcosa più di uno spiraglio nei rapporti – ultimamente tesissimi – con il presidente del Consiglio.

Pur mantenendo ferma la propria contrarietà all’intervento militare, Bossi conferma l’intenzione di non voler aprire una crisi di governo sulla Libia. E anche davanti ad un sostenitore che lo invita a mandare a casa Berlusconi senza troppi complimenti, il leader della Lega frena: «andiamoci piano». E ‘pianò, o per lo meno cauta, la Lega sembra andarci con la mozione che, come prima cosa, non fissa un termine preciso per la cessazione dell’intervento armato in Libia, difficilmente autorizzabile autonomamente dall’Italia. L’invito, però, c’è: il Carroccio, infatti, chiede in modo «imprescindibile» di «fissare un termine temporale certo, da comunicare al Parlamento, entro cui concludere le azioni mirate sul territorio libico» e comunque nel «pieno rispetto dell’art. 11 della Costituzione». Altro punto dirimente – e forse non a caso anche stasera Bossi ha rinnovato la sua piena stima e fiducia al ministro Tremonti – è il no secco ad eventuali aumenti della pressione tributaria per finanziare la missione. Occorrerà invece, dice la Lega, operare esclusivamente nell’ambito degli stanziamenti ordinari della Difesa.

Dalla Lega giunge anche un deciso ‘nò ad un’eventuale partecipazione italiana a future azioni di terra chiedendo invece che si moltiplichino gli sforzi per un’azione diplomatica internazionale per la ricerca della pace nella regione. La mozione affronta anche l’emergenza immigrazione e chiede che il governo intraprenda ogni iniziativa finalizzata al superamento delle criticità derivanti dalla recente sentenza Ue sui diritti umani, promuovendo parallelamente il reale concorso di tutti i paesi per fare fronte alle ondate migratorie e agli oneri legati al diritto d’asilo dei profughi e al contrasto dell’immigrazione irregolare. Una posizione, quella leghista, che appare meno tranchant rispetto a quelle manifestate nei giorni scorsi e che trova il presidente del Consiglio disposto a discuterne. In un rinnovato colloquio a distanza (ieri tra San Benedetto Del Tronto e Domodossola; oggi tra Milano e Gubbio) il premier tira quasi un sospiro di sollievo: «La Lega – dice – sta preparando una mozione per quanto riguarda il nostro doloroso impegno in quel paese. È un problema questo – ha aggiunto il premier – che ha creato qualche scombussolamento e qualche fibrillazione, ma che stiamo assolutamente superando».

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