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ROMA – Mentre l’Italia si divide sul conflitto in Libia continuano i bombardamenti alleati a Misurata. Dopo la morte del più giovane fra i suoi figli, Gheddafi è più arrabbiato che mai. Inveisce, arma i suoi gendarmi, assalta le ambasciate. I ribelli chiedono la testa anche del rais, ma dalla Nato fanno sapere che “l’obiettivo dell’intervento militare internazionale in Libia non è uccidere Muhammar Gheddafi ma indebolire il suo apparato repressivo e fermare il prima possibile i raid della Nato”.

Il porto di Misurata è stato bombardato dalle forze alleate al regime e, secondo quanto riportato da un portavoce dei ribelli, sono state uccise cinque persone. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM)i giorni scorsi ha lanciato un appello a tutte le fazioni coinvolte negli scontri a Misurata affinché la sua nave Red Star One potesse attraccare a Misurata e soccorrere le mille persone bloccate nel porto, tra cui vi sarebbero feriti molto gravi. Sono due mesi che gli insorti e le forze di Gheddafi si contendono il porto e al largo ci sono diverse le imbarcazioni di soccorso che aspettano di entrare. L’appello è stato accolto perché è di poco fa la notizia che la nave è riuscita ad attraccare e comincerà a breve tutte le operazioni di imbarco.

La situazione non è facile, da alcuni giorni gli aerei alleati stanno perlustrando il litorale in cerca di una mina galleggiante nei pressi del porto. Migliaia sono le persone che stanno fuggendo, sia a piedi che in barca, e si allertano le motovedette italiane per la possibilità di nuovi sbarchi nelle isole siciliane. Secondo la Mezzaluna Rossa libica, più di mille migranti provenienti da Niger, Ghana, Ciad, Nigeria, Sudan, Mali, Egitto e Bangladesh sono al porto in attesa di soccorsi. L’OIM ha avuto notizia anche di 109 filippini che avrebbero bisogno di essere evacuati, ma non c’è stata possibilità di mettersi in contatto con il gruppo.

Dopo il si della Camera alla missione in Libia il Pd deposita il nuovo testo dove si chiede di “assicurare una concreta protezione dei civili in coerenza con le deliberazioni adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le conseguenti deliberazioni del Parlamento italiano”. Parla di “ipocrisia allo stato puro” il leader dell’Italia dei Valori, Antonio di Pietro. “Non è un’azione umanitaria, è un’azione di guerra che viola i principi della Costituzione che ripudia il ricorso alla guerra”, ha aggiunto. “La durata della missione in Libia non dipende da noi”, ha dichiarato il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. “È difficile immaginare che le minacce ai libici cessino finché il regime di Gheddafi resterà al potere”. Un cambiamento di rotta anche da parte della Turchia. “Ci auguriamo per lui e per il futuro del Paese, che ceda immediatamente il potere e lasci la Libia, è un passo che è diventato ineludibile per prevenire ulteriori sofferenze” ha detto il premier turco Recep Tayyip Erdoğan. “Noi riteniamo che il leader libico debba lasciare la Libia e cedere il potere immediatamente, per se stesso e per l’avvenire del suo Paese, allo scopo di non causare ulteriore spargimento di sangue, lacrime e distruzione”, ha aggiunto.

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