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ROMA – Da tre mesi una cittadina italiana, Maria Sandra Mariani, è ostaggio di al Qaeda per il Maghreb islamico, Aqmi, il braccio armato nord africano dell’organizzazione terroristica che faceva capo a Osama Bin Laden. Un ostaggio di cui non si avevano più notizie dal 18 febbraio scorso dopo che era stata sequestrata da uomini armati il 2 febbraio precedente.

Era così trascorsi inesorabilmente e in silenzio tre mesi. Tanti troppi perché qualcuno si potesse ancora ricordare di lei anche perché sull’intera vicenda era calata una coltre di silenzio. Il 2 maggio scorso però, i suoi rapitori si sono rifatti vivi e con un videomessaggio hanno dato di fatto una nuova prova che l’italiana è ancora viva. Nel video si sentirebbe una voce maschile che dice: “Noi siamo Aqim, al Qaeda per il Maghreb islamico, brigata Tarq Ibn Riyadh. Parlo a nome di Abdul Hamid Abu Zayd. Questa donna chiede di trasmettere questo messaggio, cosicché il presidente del suo Paese lo ascolti…”. 

 

Poi si sentirebbe la  voce della Mariani che chiede di pubblicare il messaggio. Di Maria Sandra Mariani non si avevano più notizie da mesi. Sulla sua vicenda era calato un silenzio assordante. Un silenzio talmente forte che qualcuno si era anche dimenticato che era ostaggio di al Qaeda da tre mesi. I fatti però, dimostrano che tanto silenzio, in parte imposto dal governo italiano per poter meglio trattare con i suoi rapitori, non sia servito a molto. La donna, 53 anni di San Casciano Val di Pesa (FI) era, come abitudine ormai dal 2007, in vacanza in Algeria. Nel momento del sequestro si trovava nel deserto algerino assieme a due algerini. Si trattava dell’autista e di una guida che un’agenzia turistica locale le aveva assegnato insieme ad un fuoristrada. Il sequestro avvenne in un’area di sosta vicino ad Alidena, nella zona di Tadrart, a soli 90 km dalla frontiera con il Niger. A compierlo un gruppo di uomini armati che parlavano con accento mauritano come hanno poi riferito i due algerini che erano con lei e che vennero rilasciati nelle ore successive. Con molta probabilità l’ostaggio italiano è ora trattenuto nel Mali o in un altro Paese del Sahel, Niger o Mauritania, come è avvenuto finora per i sequestri che hanno riguardato altri cittadini occidentali sequestrati negli ultimi anni nella regione sahelo-sahariana. Da momento in cui è stata portata via di Maria Sandra si è persa ogni traccia.

 

Solo appunto il 18 febbraio scorso l’emittente televisiva Al Arabya mandò in onda un audio messaggio nel quale a parlare era la donna, che in francese, diceva di stare bene e di trovarsi nelle mani dell’Aqmi.  Di fatto il messaggio era la rivendicazione del sequestro. Ad attendere in Italia Maria Sandra ci sono gli anziani genitori, Lido e Fiammetta Mariani, la sorella Mariangela e il figlio Alessio.  Era stato il suo amore per la cultura touareg e algerina a portarla ogni volta che poteva, in quel Paese nord africano.  Della vicenda fin dal primo momento si sta interessando la Farnesina che ha inviato sul posto anche diversi suoi funzionari per prendere contatto con i rapitori. Fin dall’inizio del sequestro i servizi di sicurezza algerini hanno seguito tutte le piste. Per molti è convinzione che il sequestro sia stato opera di contrabbandieri che poi l’hanno ‘rivenduta’ ai terroristi. Nelle settimane successive al sequestro era stata arrestata anche la sua guida, Aziz ritenuto complice dei suoi rapitori, e l’esercito algerino aveva condotto diverse operazioni per cercare di individuare il covo dell’organizzazione terroristica che la teneva in ostaggio.  Secondo i servizi di sicurezza del Mali la donna è nelle mani dell’unità combattente guidata da Abdul Hamid Abu Zayd, uno dei capi dell’organizzazione, considerato tra i più radicali.

 

Zayd è ritenuto responsabile di una serie di sequestri, tra cui quello del britannico Edwin Dyer, ucciso nel giugno 2009, e quello di cinque francesi, un malgascio e un togolese avvenuto nel nord del Niger nel settembre 2010. In tutto ci sono  ancora 4 i francesi nelle mani di al Qaeda. Il braccio nordafricano dell’organizzazione terroristica chiede come contropartita per il rilascio di tutti gli ostaggi il ritiro delle truppe francesi dall’Afghanistan. Però, il 21 marzo scorso hanno anche alzato la posta con un’altra richiesta. I terroristi maghrebini che li trattengono in ostaggio hanno chiesto alla Francia anche un riscatto di 90 milioni di euro. Purtroppo di Maria Sandra si è tornato a parlare lo stesso giorno dell’uccisione di Bin Laden e il fatto che gli uomini di al Qaeda per il Maghreb islamico fossero legati allo sceicco del terrore ora fa temere che essi possano irrigidire le loro posizioni nel negoziato in corso per il rilascio degli ostaggi. Nella regione sahelo-sahariana è fondamentale l’alleanza militare tra Algeria, Niger, Mauritania e Mali in chiave anti terroristi filo al Qaeda, specie contro quelli dell’Aqim e del Gspc, il gruppo salafita per la predicazione e il combattimento che sono i più attivi. Proprio in questi giorni, al termine di un vertice tenuto a Bamako, è stata annunciata l’istituzione di una task force congiunta. Una decisione scaturita dal fatto che nella regione sono in aumento gli atti terroristici, il traffico di droga, la criminalità e l’insicurezza. Tutti fattori che hanno conseguenze negative per l’economia e il turismo, soprattutto in Mauritania e Mali. Tanto è vero che negli ultimi mesi molti tour sono stati annullati per paura di possibili azioni dei terroristi. Attraverso i rapimenti questi ultimi intendono riscuotere dei riscatti che poi destinano al finanziamento delle loro organizzazioni terroristiche.  Negli ultimi tre anni sono stati alcune decine i turisti stranieri sequestrati e rilasciati dopo alcuni mesi e solo dopo il pagamento di un riscatto. Qualcuno di loro però, non ha superato indenne la prigionia ed è morto. L’ultima volta che all’Italia è ‘toccato’ pagare  è stato quando ha riottenuto indietro, sano e salvo, l’italiano Sergio Cicala e sua moglie.

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