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ROMA – Apro questo articolo con una email di una ricercatrice della Sapienza, Mariachiara Alberton, del Dipartimento di Scienze Statistiche Amministrazione, ricevuta prima dell’approvazione della par condicio, da parte della Commissione della Vigilanza Rai.

Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell’acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche.  E’ arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l’argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure. Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui “il servizio pubblico” viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre  riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente.

Con la presente pertanto, si invita ogni cittadino a ricordarsi di pubblicizzare il referendum,  perché il Governo cercherà di ridurre la diffusione degli gli spot in Rai e Mediaset, nonostante la relativa vittoria di ieri sera, preceduta dalla due giorni di sit-in e presidi per ottenere il diritto ad una corretta informazione sulle reti pubbliche, che per legge spettava ai comitati – e alla popolazione – da oltre un mese.
Ieri pomeriggio infatti la Commissione di Vigilanza Rai – l’organismo bicamerale che ha il compito di sorvegliare l’attività del servizio televisivo pubblico – ha approvato il Regolamento sulla par condicio nella campagna referendaria. Si tratta di un testo che garantisce una corretta informazione politica degli elettori, che la Commissione è tenuta ad approvare 60 giorni prima di ogni tornata elettorale.
Il motivo è insito  ne fatto che, nel caso si riuscisse a raggiungere il quorum lo scenario sarebbe drammatico per i governanti ma stupendo per tutti i cittadini italiani. Il referendum passa se viene raggiunto il quorum. E’ necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone. Il referendum non sarà  pubblicizzato in TV.  I cittadini, non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno.      
L’“im-par condicio”,  che c’è stata sin ora, quindi il divieto assoluto di parlare di referendum e dei temi a essi correlati, corrisponde al rafforzamento dell’astensione e provocare quel  silenzio assordante come un’espressione che avvantaggia coloro che si oppongono al referendum senza nemmeno costringerli a vincere sul piano delle idee.
Va sottolineato più e più volte, ci sono anche altri due referendum che riguardano l’uso delle risorse naturali, in particolare l’Acqua,  non andare a votare il 12 e 13 giugno provoca delle pesanti ritorsioni sulla libertà del cittadino.

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