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Trichet-Bernanke. Undici anni e un mondo intero li dividono

Undici anni e un mondo intero li dividono. Eppure, il sessantanovenne Jean-Claude Trichet e il cinquantottenne Ben Bernanke hanno, sulla carta, lo stesso compito: dirigere le due banche centrali più importanti del mondo, la Federal Reserve e la Bce. Ma il loro background – grand commis il primo (dal 1993 al 2003 governatore della Banque de France), accademico il secondo (è stato giovanissimo professore di economia a Princeton) – la dice lunga sulla differenza di approccio al loro lavoro e, più di recente, ai media. A rendere possibile il confronto è stata l’inedita decisione del presidente della Fed di tenere una conferenza stampa dopo il tradizionale incontro del comitato monetario che fissa i tassi di interesse. La prima del genere si è tenuta lo scorso 27 aprile, ed è stata – per unanime ammissione – un successo di immagine. Undici anni e un mondo intero li dividono.

Eppure, il sessantanovenne Jean-Claude Trichet e il cinquantottenne Ben Bernanke hanno, sulla carta, lo stesso compito: dirigere le due banche centrali più importanti del mondo, la Federal Reserve e la Bce. Ma il loro background – grand commis il primo (dal 1993 al 2003 governatore della Banque de France), accademico il secondo (è stato giovanissimo professore di economia a Princeton) – la dice lunga sulla differenza di approccio al loro lavoro e, più di recente, ai media. A rendere possibile il confronto è stata l’inedita decisione del presidente della Fed di tenere una conferenza stampa dopo il tradizionale incontro del comitato monetario che fissa i tassi di interesse. La prima del genere si è tenuta lo scorso 27 aprile, ed è stata – per unanime ammissione – un successo di immagine.

Pacato, rilassato, puntuale, Bernanke ha – come fa il suo omologo della Bce – prima letto un documento introduttivo e quindi si è sottoposto al fuoco di fila delle domande. Che non sono state particolarmente numerose nè maliziose. Come se i reporter ammessi alla ‘primà non volessero rovinare l’evento mettendo in difficoltà il loro ospite, che peraltro spesso si è rivolto ai suoi interlocutori chiamandoli per nome, sorridendo ma senza mai perdere l’allure accademica. Di tutt’altro stampo l’approccio di Trichet, che nella odierna ‘trasfertà ad Helsinki (dove peraltro è forte il sentimento contrario a nuovi impegni economici in nome dell’Europa) non ha nascosto un certo nervosismo. Laddove Bernanke si è preso tutto il tempo per ribattere, Trichet non ha lesinato risposte secche, intercalando le sue dichiarazioni con un ‘full stop’ (ovvero ‘basta, non c’è altro da dirè) che ha gelato i giornalisti presenti. A sua discolpa, va ricordato che quello delle conferenze stampa è un rito cui Trichet si sottopone ormai da otto anni, e che la platea che lo aspetta è composita e non sempre ben disposta. E anche abbastanza disattenta, se è vero che la stessa domanda sulla Grecia oggi gli è stata proposta tre volte da diversi giornalisti, per ricevere – in tono netto, inequivocabile – tre volte la medesima risposta, parola per parola.

Ma la vera differenza è nella filosofia che sottende agli incontri. Sbuffando, toccandosi in continuazione il viso, scoppiando anche a ridere, Trichet affronta i giornalisti per spirito di ‘trasparenzà («All’inizio dell’euro – ha spiegato oggi a Helsinki – abbiamo pensato fosse giusto tenere conferenze stampa, oggi abbiamo a che fare con 17 paesi diversi, questo ci permette di comunicare» meglio). Al tempo stesso, però, dietro la comunicatività ‘mediterraneà, Trichet respinge qualsiasi tentativo dei giornalisti di strappargli indicazioni ‘politichè: insomma, si limita a dare un volto alla politica della Bce, proponendosi come un ‘murò senza crepe, che solo raramente ha fatto trasparire stati d’animo o opinioni personali. Al contrario, il presidente della Fed (anche se un solo meeting è troppo poco per dare giudizi definitivi) è pronto a raccogliere gli spunti dei giornalisti per portare il discorso sui temi che gli stanno a cuore. Come ha sottolineato oggi sul ‘Solè Pierpaolo Benigno, docente della Luiss, «la conferenza stampa della Fed non è stata interessante come evento in sè ma in quanto veicolo di iniziazione a un nuovo modo di fare politica monetaria» con una sorta di «strategia di inflation targeting». L’incontro con i media, quindi, diventa uno strumento di politica, un pò come i ‘discorsi al caminettò così cari agli inquilini della Casa Bianca. Un approccio che – se avrà successo – potrebbe anche dare indicazioni preziose a chi, dopo il vulcanico Trichet, dovrà sedere al vertice dell’Eurotower.

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