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RAVENNA  – E’ iniziato ieri sera, con il comizio nella centralissima Piazza del Popolo del leader dell’Italia dei Valori, il conto alla rovescia per il primo turno di amministrative – provinciali e comunali – del 15 e 16 maggio.

Una settimana, densa di appuntamenti che porteranno ad un vero e proprio intasamento di big nel capoluogo romagnolo dove hanno deciso di passare quasi tutti i leader nazionali da: D’Alema a Casini, da Calderoli (ospite ieri sera di una cena elettorale alla “Vecchia Falegnameria” in via Faentina) a Fini (il 13 maggio per un impegno istituzionale), a Bersani e Vasco Errani, ospiti oggi nel pomeriggio del bagno “Marina Bay” a Marina di Ravenna.

Un affollamento un pò troppo ridondante per due scadenze elettorali che, da queste parti, non “dovrebbero” destare eccessive sorprese stante il 68 per cento con cui il sindaco uscente, Fabrizio Matteucci, fu eletto cinque anni fa e tenendo conto che, pur se nuovo all’esperienza provinciale, Claudio Casadio ha pur sempre guidato la sua Faenza, prima come vice sindaco e poi da sindaco, per quasi vent’anni ininterrottamente.

Come sempre, dacché è in politica, dunque, ci ha pensato “Tonino” Di Pietro a svelare il mistero di una tornata elettorale che non si ferma al semplice valore amministrativo ma riveste una valenza politica di rimessa in discussione della “pretesa rappresentanza maggioritaria del governo”.

Di Pietro, infatti, invitato dall’attrice-regista Beatrice Luzzi, al grido di “sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più”, a prendere posto sul palco posto di fronte a Palazzo Merlato, sede del Comune, ha iniziato il suo ragionamento dichiarando di essere venuto a Ravenna “per fare una serenata a Matteucci e Casadio (insieme a lui sul palco). Due amministratori bravi e con le mani pulite, di cui tutta la coalizione (PD, IdV, SEL, Federazione Sinistra) può farsi vanto e deve approfittare” ma subito dopo ha chiarito che “vincere le amministrative è il primo dei segnali da mandare al Governo per mandarlo via”.

“Fino a quando – afferma il leader dell’IdV – dovremo sopportare il dispotismo di questo governo e del suo capo che utilizza il Grande Fratello al posto dell’olio di ricino”. Per questo vincere le amministrative è importante per far arrivare “forte e chiaro” il messaggio che l’Italia non ci sta più all’imbroglio di chi “truffaldinamente si candida in una lista sapendo che sarà comunque costretto a dimettersi (per incompatibilità) girando il “posto” a chi dice lui”. Un messaggio, che Di Pietro vuole che arrivi forte, “di una coalizione che senza divisioni si candida a governare e a ricostruire il Paese, ribaltando le priorità programmatiche di Berlusconi, ponendo al centro Libertà e Solidarietà, Lavoro e Giustizia Sociale”.

Di Pietro attacca anche la Lega “colpevole – afferma – di dire una cosa a Milano e praticarne un’altra  al governo; un partito dove sono di più quelli “dentro” che quelli fuori”; un partito impegnato a sostenere il nuovo sistema di potere dove non serve più la “mazzetta” perché quelli che avevano bisogno dei favori, delle licenze facili, delle agevolazioni dalla politica, oggi sono candidati alla carica di sindaco e di consigliere”.

L’altro messaggio che Di Pietro vuole indirizzare – stavolta direttamente al capo del governo – è quello del raggiungimento del quorum a Referendum di giugno. “Non sono preoccupato, infatti – dice Di Pietro – del risultato in quanto gli italiani non sono scemi e, se andranno a votare, non v’è dubbio che avremo la maggioranza di “SI”. La questione, invece – continua i leader dell’IdV – è raggiungere il Quorum del 50 per cento più uno nonostante la vera e propria truffa messa in piedi sulla revisione, fittizia, del decreto sul nucleare”.

Non si nasconde i problemi, dunque, circa la possibilità di dover faticare di più senza l’eventuale richiamo emotivo (“che c’è di male, nell’emotività di un voto”, dice) del quesito su nucleare “ma, dobbiamo lavorare per costruire, anche qualora non ci fosse i quesito sul nucleare, perché la gente vada a votare. Dobbiamo fare il massimo dell’informazione – dice Di Pietro – perché vincere i Referendum rende palese la balla dietro cui si nasconde Berlusconi per cui lui può fare come gli pare perché la maggioranza degli italiani lo ha votato. La vittoria dei “SI” ai referendum, invece, – prosegue Di Pietro – renderà palese che la maggioranza del Paese non corrisponde più alla maggioranza numerico-parlamentare ottenuta con la truffa, l’imbroglio e il tradimento e aprirà – conclude – la via alla caduta del Governo e alle nuove elezioni politiche”.

Svelato il “mistero”, dunque. Ed ecco che Di Pietro a Ravenna – per dirla con la frase con cui ha iniziato il comizio – “ci azzecca” così come ci azzeccano gli altri leader nazionali impegnati, ciascuno per la propria parte, a limitare i danni (la maggioranza nazionale) o ad accelerare gli effetti pronosticati dall’ex magistrato molisano, in molti casi sorvolando (o ignorando) le ricadute sul piano locale.

Chi vivrà vedrà. Intanto stasera arriva Bersani.

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