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ROMA – Anticoli Corrado è un paesino non distante da Roma. Ci si arriva per la via Sublacense (S.S. 411), inerpicandosi poi per tre o quattro km su una strada tutta tornanti, ma fasciata ogni tanto da vecchi casolari.

Anticoli deve il suo nome a Corradino di Svezia, che passò da queste parti quando, tredicenne, scese in Italia per reclamare il trono di Sicilia, usurpato da un figlio illegittimo di Federico II, di cui lui stesso era nipote. Ma fu sconfitto a Tagliacozzo e venne trucidato. Il paese ha un’ampia piazza, con un bar che nel tempo si è trasformato anche in ristorante, un negozio di alimentari, un negozio di frutta e una bella fontana al centro. Se togliessero i parcheggi tutt’intorno sarebbe una piazza magnifica, ma la gente non sa dove mettere l’auto. Un parcheggio ci sarebbe pure, ma è un po’ lontano e gli amministratori vogliono essere rieletti. Per il tabaccaio bisogna invece inoltrarsi per le vie interne del paese, perdersi tra i vicoli, sui vecchi lastricati, lasciarsi affascinare dai portoni e dai vecchi portali in pietra, respirare a pieni polmoni l’antico. Su un lato della piazza, prima della salitella che conduce al Municipio e al parcheggio di cui si parlava, c’è la chiesa di San Pietro, un edificio in pietra assai interessante, la cui prima fondazione risale al XII secolo, e forse addirittura al secolo precedente. Al suo interno, pavimenti cosmateschi e affreschi di gran pregio, con vedute architettoniche che richiamano Piero della Francesca.

 

Il parroco si chiama don Anacleto Giagnori, ha il mio stesso cognome, è nativo del mio stesso paese, siamo cresciuti assieme, dal momento che i nostri nonani erano vicini di casa, ma non siamo parenti. Anticoli Corrado è famoso perché è, ed è sempre stato, il paese delle modelle. Fin dall’Ottocento i pittori si partivano da tutta l’Europa per venire su questi monti a ritrarle, attratti naturalmente anche dal panorama bucolico della Valle dell’Aniene, su cui si affaccia il paese. Sembra che le modelle fossero molto belle e disponibili a posare, a lasciarsi immortalare nella loro virginia ma smaliziata grazia contadina. Alcuni dipinti si possono ammirare nel locale Museo di Arte Moderna, ospitato nelle sale del Castello, che fu dei Brancaccio e oggi di proprietà comunale, edificato sui resti della vecchia Rocca medievale, intorno a cui si sviluppò l’abitato nel medioevo. Nel paese vi soggiornarono molti artisti, alcuni anche famosi. I pittori compravano le vecchie abitazioni, le stalle, gli davano una sistemata e ci facevano i loro studi. Tutto molto economico. Nel 1935 se ne contavano ancora più di cinquanta. Per un lungo periodo la materia prima fu a portata di mano e conveniente.

 

Poi anche le modelle capirono che a Roma si guadagnava meglio. Diverse di quegli studi sono stati acquisiti dal Comune, che ha intenzione di rimetterli a nuovo per affittarli agli artisti che avessero intenzione di tornare qui a soggiornare. Si vogliono far rivivere i tempi antichi. Bisogna pur inventarsi qualcosa per rivitalizzare il paese. Roma dista 60 km, è per andare e tornare in auto ci vogliono 6 euro di autostrada. Il paesaggio intorno non ha perso le grinze. Lo sbraitare della capitale è lontano tra queste case incastonate nella roccia. Chi sta qui, e non va a lavorare a Roma, fa essenzialmente quello che si fa ovunque, passare il tempo, ma questa occupazione è senza aggiunte. Entro nel bar per prendere un caffé, scambio due chiacchiere col barista, gli faccio i complimenti per l’arredamento, un ragazzo gioca solitario al videopoker, è l’unico cliente. In piazza incontro il parroco, ci salutiamo. Ha avuto la vocazione tardiva, don Anacleto, ma già a dieci anni trascinava noi altri ragazzini a girare per le vie del nostro paese dietro alle madonne e alle altre icone di santi che ognuno aveva in casa. A maggio tranciavamo molti degli allori della villa comunale e allestivamo altarini del mese mariano lungo la via. Erano uno spettacolo, e sembrava che il mondo fosse solo quello.

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