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E’ partito il convoglio “Restiamo Umani” in memoria di Arrigoni

GAZA – Oggi l’arrivo della carovana nella Striscia. Intanto carri armati israeliani entrano a Gaza City e in Cisgiordania si intensificano le espropriazioni.
E’ partito due giorni fa il convoglio “Restiamo Umani”, dedicato alla memoria di Vittorio Arrigoni. Presenti a bordo oltre sessanta tra attivisti, blogger e videomaker. La carovana è giunta in Egitto oggi  per attraversare il valico di Rafah.

 

Si prepara intanto a partire anche la Freedom Flottilla, che proprio ieri, al termine di una riunione con i comitati riuniti, ha annunciato di partire per Giugno.
L’incertezza di riuscire ad attraversare il valico di Rafah è attenuata ormai dall’energica presa di posizione del governo egiziano, che ha più volte dichiarato di alleggerire e consentire indiscriminatamente i passaggi. Il ministro degli esteri egiziano Nabil al-Arabi, prendendo nettamente le distanze dalla politica di Mubarak, ha infatti dichiarato vergognosa la chiusura del valico e, a quattro anni di distanza, ne ha anticipato la riapertura.
Il viaggio di “Co.R.Um”(acronimo del convoglio dedicato a Vik Utopia) è un forte segnale della società civile internazionale per continuare il mirabile impegno di Arrigoni. Di forte valore simbolico la scelta dei carovanisti di trascorrere nella Striscia di Gaza il 15 Maggio, data della “Nakba”, l’espulsione dei palestinesi dalla loro terra, avvenuta nel 1948 e perpetuata sino ad i giorni nostri.

 

Intanto all’alba di oggi un giovane palestinese ha perso la vita, folgorato da forti scosse elettriche, all’ interno di un tunnel della sopravvivenza al confine tra l’Egitto e la Striscia di Gaza. Sono decine i palestinesi che, lavorando nei tunnel, hanno perso la vita a causa di frane o di episodi identici a  quest’ ultimo. Ricordiamo che tunnel e cunicoli costituiscono il mezzo di sopravvivenza primaria per l’oltre milione e mezzo di Gazesi che vivono sotto assedio e che subiscono l’umiliazione dell’embargo (da materiali edili a medicinali). Intanto ieri pomeriggio l’esercito di occupazione israeliano è entrato per diversi metri all’interno della città di Gaza e ha sparato in direzione delle case palestinesi. 

C’è grande fermento nella Palestina circondata dalle rivoluzioni: i ragazzi del “Movimento del 15 Marzo” hanno marciato in pubblico per chiedere la liberazione dei detenuti politici nei Territori palestinesi occupati da Israele (oltre ottomila detenuti). In questi giorni, poi, sta molto facendo parlare il rapporto dell’Ocha, l’ufficio Onu per gli Affari umanitari, che ha pubblicato un rapporto dal quale emerge che dal 1967 fino ad oggi un terzo di Gerusalemme est è stato confiscato dalle autorità d’occupazione israeliane per espandere i propri insediamenti, mentre, ancor peggio, ai palestinesi di Gerusalemme resta un 13%. Oltre duemila case palestinesi sono state demolite in 44 anni nella città santa per lasciare posto sistematicamente agli insediamenti coloniali. Come se non bastasse, qualche giorno fa le autorità d’occupazione israeliane hanno avviato la costruzione di una parte del muro d’Apartheid intorno al villaggio di Qalandiya, a nord di Gerusalemme.

Avant’ieri, infine, il quotidiano israeliano Haaretz ha rivelato che tra il 1967 e il 1994, lo stato Ebraico ha utilizzato criteri (non resi pubblici) per annullare la residenza in Cisgiordania a oltre 140.000 palestinesi. Le ammissioni riportate dal giornale sono state rilasciate dal consigliere legale del Ministero della giustizia israeliano.

 

 

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