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ROMA – «È un vero peccato che alla base dei prossimi referendum di metà giugno non ci sia qualche bel delitto passionale. Così non ci sarebbe bisogno di regolamenti, spot e appelli per far circolare le notizie, ma potremmo contare sulla spontanea, entusiastica disponibilità del sistema dell’informazione a sviscerare il tema in ogni suo più minuto dettaglio. Come sta avvenendo per la tragica vicenda dell’uccisione di Melania Rea». È la provocatoria affermazione del presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Roberto Natale, che rimarca come «al centro in questi giorni di una programmazione televisiva quasi monotematica».

«Ore e ore di trasmissione, al mattino, nel pomeriggio e in serata. Naturalmente nessuno vuole che i casi di cronaca vengano nascosti all’opinione pubblica, ma non è nemmeno accettabile una sproporzione tanto vistosa tra una pur dolorosa vicenda privata (che però ha il vantaggio di ‘stuzzicarè curiosità morbose) e questioni che riguardano la vita della nostra collettività (comunque la si pensi e qualunque sia il giudizio che ciascuno di noi ha sui quesiti referendari)». «Se continua così – avverte Natale – andremo a votare senza sapere quasi nulla su pro e contro della proprietà pubblica dell’acqua, sulle questioni dell’energia, sul legittimo impedimento. In compenso, ciascuno di noi saprà dire benissimo in quale supermercato e in quale minuto di quale giorno abbia fatto la spesa Salvatore Parolisi. L’overdose di Avetrana sembra non aver insegnato nulla. Troppo comodo, per chi ha responsabilità decisionali nel sistema televisivo, recitare il mea culpa tra qualche settimana. È adesso il momento di correggere la rotta, magari a partire da un’azienda che ama ancora definirsi servizio pubblico».

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