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FIRENZE – Lunghi applausi per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, questa mattina, nella cerimonia fiorentina per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze, il capo dello Stato ha parlato ad una platea composta da autorità e studenti. L’entusiasmo nei suoi confronti è stato tale che il presidente ha ammesso: “Sento la responsabilità e la fiducia degli italiani di tutte le idee politiche e di tutte le condizioni sociali”.

Costituzione. Ad accogliere ufficialmente Napolitano c’era il presidente della Regione Enrico Rossi: “Grazie per il suo straordinario magistero sulla Costituzione. Lei rappresenta il volto giovane e sereno della politica ed è per questo che oggi qui ci sono tanti giovani”.
Alle parole del governatore, il capo dello Stato ha risposto: “Faccio come posso ciò che debbo fare secondo la Costituzione”.

Parlamento meschino. L’incontro prevedeva che gli studenti potessero fare delle domande al presidente. Premettendo che non bisogna cedere “alla retorica del pessimismo” sulle capacità dei giovani di oggi, Napolitano, rispondendo agli studenti, ha toccato tanti argomenti, a cominciare dal Parlamento. “In Italia il Parlamento non è condannato né destinato a sparire né a un esercizio povero e meschino delle sue facoltà. C’è un processo, – ha continuato il presidente – non solo in Italia, che porta ad un trasferimento di competenze a livello internazionale da una parte, e a livello locale dall’altra, con la devoluzione verso livelli istituzionali locali. Ma c’è anche una questione di come i parlamentari interpretano le loro funzioni”. E qui Napolitano ha iniziato a pungere, strappando alla platea risate e applausi:  “qualche tempo fa, uno scandalo ha fatto molto clamore in Gran Bretagna, mentre da noi quel clamore sembrò eccessivo, perché abbiamo una scala di giudizio un po’ diversa. Era accaduto che alcuni parlamentari avevano abusato dei loro privilegi e quando furono scoperti seguirono le dimissioni di alcuni di loro e dello speaker del parlamento. Tra le spiegazioni che furono date – chiosa il presidente – ne ricordo una: quei poveri parlamentari inglesi erano demotivati perché i poteri della Camera dei comuni si erano ridotti in seguito a quel processo che ho descritto”.

Federalismo. Per un federalismo davvero efficiente, ha detto Napolitano, “non ci si può limitare al campo fiscale. Occorre anche una Camera delle Regioni e delle Autonomie per corresponsabilizzare i rappresentanti locali e regionali sui problemi del bilancio pubblico. E starei attento a parlare di sgretolamento dello spirito di unità nazionale”, ha aggiunto. “Dopo gli anni ’80, abbiamo avuto delle grandi prove, come la lotta contro il terrorismo. Alla fine degli anni ’90 l’Italia è riuscita ad entrare nell’euro e nella moneta unica. Occorre uno scatto ulteriore di memoria e coscienza storica che abbiamo coronato con le celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia”. Una domanda ha fatto notare il problema tutt’ora irrisolto del divario tra Settentrione e Mezzogiorno: “E’ vero – risponde il presidente -, dopo 150 anni il divario Nord-Sud non è stato superato, ma non bisogna rassegnarsi, dobbiamo trovare la strada per quanto difficile possa essere. Dobbiamo avere la consapevolezza che l’Italia cresce tutta insieme, Nord e Sud, o non cresce”.

Donne in Parlamento. A una domanda sulla presenza delle donne in politica, il presidente ha così risposto: “A vedere le piccole percentuali di donne elette in Parlamento in Italia cadono le braccia. C’è un problema generale di sottorappresentanza femminile in tutte le istituzioni e nelle aziende, ma il punto più nero è la rappresentanza nel Parlamento”. Sulle quote rosa: “E’ un metodo sbrigativo ma efficace. Sarebbe meglio dare prove collettive di impegno. Dare più spazio alle donne significa anche riconoscere i loro meriti”. E ha concluso: “Vorrà pur dire qualcosa il fatto che siano sempre di più le donne a vincere in maggioranza nei concorsi pubblici, anche nell’ultimo concorso in magistratura”.

I Ministeri.  “Si vada avanti col processo di decentramento amministrativo”, afferma il presidente della Repubblica, ma “occorre tener ferme alcune esigenze fondamentali di salvaguardia delle strutture portanti di uno Stato nazionale. Nessuno può mettere in dubbio il ruolo del ministero degli Esteri e di quello dell’Interno e neanche scelte necessarie per la salvaguardia del nostro patrimonio di beni storici e culturali. Ci sono funzioni che non possono essere frammentate, ci sono beni che non possono essere abbandonati all’arbitrio di gestioni locali”.

Guerra. Immancabile, una domanda sulla guerra in Libia. “L’Italia non ha dichiarato nessuna guerra”, ha risposto Napolitano. “Ritengo che non ci potessimo sottrarre, e vi ricordo che nessun paese del Consiglio di sicurezza ha messo il veto e alcuni paesi si sono astenuti”.

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