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Dal 15 al 25 maggio , a Roma , presso l’Atelier degli Artisti sarà possibile ammirare i suoi ultimi lavori

A volte capita di ritrovarsi dinnanzi ad un dipinto e restare colpiti dalla scena raffigurata, dall’intensità dei colori che sottintendono la straordinaria potenza evocativa dell’artista. E’ come un fermo immagine della nostra coscienza che ci rapisce per la sua incredibile verosimiglianza e d’un tratto ci scopriamo messi a nudo, privati di quella maschera delle apparenze che ci distanzia dal nostro io più autentico e profondo e non ci permette di raggiungere la piena maturità di un’autocoscienza di sentimenti e di emozioni. Allora può accadere quel corto circuito della ragione capace di illuminare i nostri pensieri e le nostre emozioni, mettendone in risalto tutti i nostri limiti ed offrendoci una riflessione diversa e feconda della realtà che ci circonda.

 

Ed è proprio così che ci si sente osservando un quadro di Irene Salvatori, pittrice che da anni si muove nelle scene artistiche contemporanee e che dal 15 al 25 maggio esporrà a Roma i suoi nuovi lavori presso l’Atelier degli Artisti in via Arco di San Calisto 40, a Trastevere. Il suo è un lavoro unico nel suo genere che tenta di unire, attraverso la rappresentazione su tela di figure quasi metafisiche, la ricerca espressiva più complessa e ardita con la piena padronanza delle tecniche pittoriche, offrendo allo spettatore la possibilità di compenetrare il quadro e ritrovarsi in una dimensione concettuale del tutto onirica. L’oggetto raffigurato infatti si unisce con l’osservatore, diventando esso stesso soggetto carico di significato, tale da ribaltare la scena e suggerire una dimensione differente della comunicazione dove si esce fuori dal recinto angusto e mortificante della cornice e ci si ritrova a tracciare un diverso percorso di introspezione, tutta volta alla messa in discussione di se stessi e dei propri pre-concetti. Scomparso il paesaggio, sostituito dalla profondità di un fondo nero, eliminati i lineamenti dei volti, quello che resta è l’archetipo, il mito essenziale del nostro esserci, “qui ed ora”, che si impone allo sguardo grazie alla tensione del corpo raffigurato che emerge nella sua assoluta completezza del colore e della forma. Come ebbe ad affermare Martin Heiddegger in “L’origine dell’Opera d’Arte”,  l’arte è la “manifestazione del mondo”, dove mondo va inteso come “tessuto irriducibile di rimandi di senso”e nelle opere di Irene Salvatori ritroviamo in pieno la lezione del filosofo tedesco, potenziata però dallo scavo psicologico e dalla forza evocativa del disegno. Nulla dunque è lasciato al caso, o per meglio dire al caos del nulla, ma tutto si “in-forma” in una splendida architettura di segni e di significati ultimi, definitivi. Una pittura di ricerca e di svelamento che merita attenzione e valutazione, non solo dagli addetti ai lavoratori, ma da tutti coloro che amano l’arte e le sue rivelazioni estetiche.

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